Caffaro, il rischio è rimanere senza commissario fino a giugno

Ci sono volute parecchie telefonate di sconcerto e una serie di rituali zen per non perdere le staffe in modo plateale. Ma, alla fine, sorpresa: il decreto di nomina del commissario straordinario del Sin Brescia-Caffaro, Mauro Fasano, ieri mattina, è riemerso. Già firmato da Mef e Ragioneria dello Stato alla fine di febbraio, è rimasto dimenticato, chiuso in un cassetto negli uffici di via Cristoforo Colombo, sede del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase). Dai primi di marzo. Per ben due mesi e otto giorni.
E se «l’enigma romano» è stato così risolto (il documento non ha mai raggiunto la scrivania della Corte dei Conti, a cui era stato imputato inizialmente il ritardo), la trafila burocratica della nomina, l’unica in grado di sbloccare la bonifica della ex cittadella industriale, ha ancora un bel pezzo di strada da percorrere. Tradotto: fino (almeno) alla prima settimana di giugno - salvo ulteriori colpi di scena imprevedibili - Brescia dovrà restare senza commissario.
Cosa succede adesso
A ingarbugliare la filiera ci si è messo un valzer di dirigenti, funzionari e figure apicali del dicastero, un passaggio di testimoni che ha fatto sì che il dossier Brescia scivolasse in fondo a un cassetto. Un paradosso nel paradosso, se si pensa che il commissario straordinario è a tutti gli effetti un incarico ministeriale e, nella fattispecie, proprio espressione del Mase.
A questo punto che succede e quali sono i passaggi tecnici? Il Ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin dovrebbe aver rimesso in moto l’ingranaggio: ieri il decreto non aveva ancora varcato la soglia della Corte dei Conti, ma - fanno sapere i funzionari - «da prassi, in genere, ci vuole qualche giorno». Dal momento in cui il documento arriverà alla Corte (si presuppone nell’arco della prossima settimana), scattano trenta giorni di tempo per le verifiche e per la restituzione della nomina firmata al Mase. Ecco perché si parla di primi dieci giorni di giugno.
C’è un «però» (remoto, ma vista la roccambolesca trama, non da escludere del tutto). Questo conteggio (quello di inizio giugno), vale a patto che non ci siano osservazioni da notificare. Qualora ce ne fossero, ripartirà un calvario di altri sessanta giorni d’attesa: i primi trenta servirebbero al Ministero dell’Ambiente per ratificare le modifiche, gli ulteriori trenta successivi sarebbero invece impiegati dalla Corte per ricontrollare tutto daccapo e infine bollinare l’atto da restituire al Mase.
Stallo
Va da sé che il gong per le operazioni di bonifica slitterà ulteriormente. Senza la firma di Mauro Fasano (rimasto in carica fino al 20 febbraio) nessuna delle operazioni propedeutiche e relative alla «fase uno» del risanamento può essere avviata. Non lo smaltimento dei rifiuti pericolosi (sulla scia della caratterizzazione) lasciati nel sito e ora in capo alla cordata di imprese guidata da Greenthesis.
Non i primi sondaggi pilota per testare le diverse tecniche di bonifica che s’intrecceranno nel sito di via Nullo per estirpare un cocktail di veleni unico in Italia. Non i pagamenti, incluso quello per il funzionamento della barriera idraulica (indispensabile per non raddoppiare la fuoriuscita dei veleni dal sito), la cui attività non si sta fermando perché ad accollarsi tutti i costi ci sta pensando A2A.
Proprio questo aspetto, lo aveva ricordato anche la sindaca Laura Castelletti all’interno della lettera-appello inviata l’11 aprile direttamente alla premier Giorgia Meloni: «La conduzione delle operazioni per la Messa in sicurezza di emergenza, in attesa della bonifica, subisce rallentamenti e difficoltà - scriveva la sindaca -. L’emungimento delle acque di falda, per evitarne la contaminazione, prosegue ma né il commissario né altri in sua vece sono abilitati ad attingere alle risorse già disponibili per ristorare chi sostiene i costi. La situazione si sta facendo insostenibile e ne va dell’efficacia di un progetto ormai esecutivo, ma impossibilitato ad essere operativo».
Sempre per la stessa ragione, ossia l’assenza del commissario, non potranno essere neppure messe in moto le prime demolizioni «leggere», quelle cioè necessarie per fare spazio all’area di cantiere e al «villaggio» dei tecnici e degli operai che si occuperanno in prima persona dei lavori. Lavori di bonifica che, va ricordato, la città attende da 24 anni. E che sono classificati come «urgenti».
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