Commissario Caffaro, la nomina un giallo e la bonifica s’inceppa

La Corte dei Conti non ha mai ricevuto il decreto di nomina di Mauro Fasano, scaduto da quasi 3 mesi
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La bonifica della Caffaro s'inceppa
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Tutti a dire: «Guarda quanto tempo impiegano alla Corte dei Conti per apporre un banale timbro: quasi tre mesi e ancora niente. Certo, a loro che importa? È qui che si ferma tutto». D’altro canto, la «pachidermica burocrazia romana» ha una tradizione popolare talmente antica da essere diventata un proverbiale sberleffo. E quindi ci si è messi il cuore in pace, in attesa che l’ingranaggio si mettesse in moto.

Sì, aspetta e spera... (per rimanere sull’onda delle frasi fatte). «Quel timbro» - l’unico in grado di restituire a Brescia il commissario straordinario del Sito di interesse nazionale Caffaro - la Corte dei Conti non lo ha apposto e continua a non apporlo per una ragione talmente semplice da rasentare il ridicolo: nei suoi uffici, nell’arco di questi due mesi e mezzo, il documento di nomina di Mauro Fasano (in carica fino al 20 febbraio) non è mai arrivato.

Nessuna traccia

Per intenderci: senza l’incarico formale - che Ministero dell’Ambiente, Mef e Ragioneria di Stato avrebbero (a questo punto il condizionale diviene d’obbligo) già validato a febbraio - la bonifica della ex cittadella industriale di via Nullo resta (di nuovo) al palo. Con un paradosso nel paradosso: stavolta ci sono i soldi (congiuntura assai rara), ci sono i progetti (modifiche incorporate), ci sono gli operai. Ma i lavori non possono partire, perché manca l’unica persona che può firmare i pagamenti, avallare i piani esecutivi e dare il «La» alle aziende.

Che fine ha fatto il documento? Bell’enigma. Come nella fiaba di Pollicino (o di Hänsel e Gretel, se si preferisce) per ricostruire la filiera restano poche «briciole di pane». Di sicuro, l’ormai ex commissario Fasano ha inviato tutta la documentazione al Ministero dell’Ambiente il 2 dicembre 2024. A sua volta, il 19 febbraio 2025 (come da dichiarazioni ufficiali), il dicastero guidato da Gilberto Pichetto Fratin ha inviato il decreto di nomina al Ministero dell’Economia e delle finanze e dunque alla Ragioneria di Stato.

Ed è così che, stando a quanto raccontato nel tam tam di telefonate istituzionali da tutti gli interlocutori, il dossier doveva essere bloccato alla Corte dei Conti. Dove, però, fino al tardo pomeriggio di ieri, nessuno ne ha visto neppure l’ombra. Dell’incarico non c’è traccia al Controllo Lombardia, non è sulla scrivania degli uffici di controllo afferenti al Ministero dell’Ambiente, non c’è su quella del Mef né sul tavolo che verifica gli atti della presidenza del Consiglio dei ministri. Zero.

Tutto fermo

Difficile scansare dalla memoria quanto capitò anni fa con il predecessore di Fasano: correva l’anno 2018 e l’incarico dell’allora commissario Roberto Moreni è rimasto «in viaggio» tra un Ministero e l’altro per mesi per colpa... del pony express (l’immagine era anche poetica: questo «postino» che vagava per Roma, perso tra le meraviglie della capitale).

Fatto sta che pony express, risate (amare) o cortocircuito comunicativo che sia, i bizantinismi romani stanno ancora una volta tenendo sotto scacco la bonifica dell’epicentro del Sin Caffaro, infestato di Pcb, mercurio, cromo esavalente e metalli pesanti. Una bonifica (forse serve come promemoria) «urgente». Come l’aveva definita lo Stato stesso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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