I bresciani nel mondo sono 68.678: ogni anno più di 3mila emigrano
Quella delle migrazioni dalla e verso la provincia di Brescia è una storia in due tempi. O meglio, dal Secondo dopoguerra ad oggi, sono due storie diverse, con diversi protagonisti che si incrociano e si mescolano.
Una storia, più recente e più conosciuta, è quelle delle migrazioni verso la nostra Provincia; dei «terroni» prima e dei «marocchini» poi, seguiti sempre più da una molteplicità di gruppi etnici che si sono insediati e fanno parte delle nostre comunità. Poi, c’è una storia meno presente nella percezione generale, che racconta delle decine di migliaia di nostri concittadini che hanno lasciato Brescia per emigrare nel mondo.
Nei Paesi vicini, che offrivano maggiori opportunità, come Svizzera, Belgio, Francia e Germania, ma anche nelle «americhe» e in Australia. Una storia che sembrava essersi chiusa all’inizio degli anni ’70, ma che, con nuovi protagonisti e, in fondo, per le stesse ragioni, riprende corpo negli ultimi anni, con migliaia di giovani bresciani che cercano migliori opportunità all’estero. Due storie che si trovano oggi rimescolate con numeri in calo per gli arrivi dall’estero e flussi migratori crescenti verso altri Paesi.
L’emigrazione bresciana
In realtà l'emigrazione bresciana, iniziata in forma sempre più organizzata intorno al 1875, andò assumendo forme sempre più massicce dal 1883 in poi, investendo via via tutta la Provincia, dalle valli alla pianura. Dapprima le mete più ricercate furono il Brasile (S. Paolo) e l'Argentina (Buenos Aires) e, verso il 1888, la Svizzera, con un gran numero di operai braccianti per lavori ferroviari; mentre, nel 1891, l'emigrazione si allargava al Venezuela e, interrotta dalla prima guerra mondiale, riprendeva intensa nel primo dopoguerra. Nel secondo dopoguerra, verso gli anni ‘50, l'emigrazione riprendeva in forma massiccia. Si calcolano in 10.000 i bresciani che lasciano i loro paesi nel decennio 1947-57. La meta più frequente diventa l'Australia, dove esistono vere e proprie colonie di bresciani, ma numeri importanti si registrano in Francia, Svizzera e Belgio.
Le zone della provincia che nel 1960 danno il maggiore contributo all'emigrazione sono l'Alto Garda, la Valcamonica e la Valle Sabbia. L'emigrazione cosiddetta stagionale interessa oltre 7 mila bresciani che compiono i lavori più disparati; per questi lavoratori (soprattutto operai meccanici, edili, minatori e personale alberghiero) le mete preferite sono la Svizzera e la Francia e molti sono i giovani che accettano il duro sacrificio del lavoro nel sottosuolo nel Belgio e in Francia. Sia pure rallentato dallo sviluppo economico, il fenomeno migratorio rimane sempre presente in Valcamonica, dove, ancora negli anni ’70 molti sono gli abitanti all’estero e, nella Valle Sabbia, con elevati indici di spopolamento, in doppia cifra in molti comuni.
I dati
Venendo ai giorni nostri, il numero dei bresciani iscritti all’AIRE (Associazione Italiani Residenti all’Estero), ossia l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, è arrivato a 68.678 persone nel 2023, con un incremento significativo rispetto alle poco meno di 42 mila del 2016. È sufficiente scorrere il bilancio demografico della nostra Provincia negli ultimi anni per osservare come negli ultimi 6 anni, tra il 2019 e il 2024, oltre 18 mila bresciani doc sono emigrati per l’estero, oltre 3 mila l’anno, in gran parte giovani scolarizzati che emigrano alla ricerca di migliori opportunità.
La storia delle migrazioni continua con un nuovo capitolo di emigrazione dalla provincia di Brescia, che si sovrappone ai flussi migratori, i quali sembrano ormai aver raggiunto, dal 2011, un livello soglia che tende a stabilizzarsi, con una progressiva sostituzione dei migranti che, nel frattempo acquisiscono la cittadinanza italiana, al ritmo di 8 mila l’anno tra il 2019 e il 2024. In un mondo in cui le storie dei migranti si fondono e danno luogo, inevitabilmente, a comunità multietniche.
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