Cronaca

I prestiti interbibliotecari passano da dieci a tre: è scontro politico

La Provincia ha dato il via a una fase di sperimentazione che durerà sei mesi, ma la nuova idea non piace a molti ed è già stata avviata una raccolta firme
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Alcuni libri impilati
Alcuni libri impilati

Tre libri o dieci libri? La differenza può essere di 100mila euro. Detta così può spaventare (e qualcuno in effetti si è messo sul chi va là), ma non parliamo del costo che deve sostenere una singola persona, bensì di quello che deve affrontare – in più rispetto al passato – la Provincia di Brescia per il prestito interbibliotecario della Rete bresciana e cremonese.

Partiamo dall’inizio. Alcuni mesi fa la cooperativa che si occupa del servizio, ossia chi fisicamente sposta i libri da biblioteca a biblioteca, ha chiesto un aumento contrattuale del 40%. La Provincia – che coordina il sistema – ha coperto la parte dei costi legata al nuovo inquadramento contrattuale dei dipendenti, il 22% del totale, e non quello che si rifà – a quanto dice la cooperativa – alla crescita del costo del carburante, delle locazioni e delle assicurazioni. Un 18% che la Provincia stima tra gli 80 e i 100mila euro. Fondi che – conferma la consigliera delegata Nini Ferrari (Fratelli d’Italia) – «si fa fatica a trovare nel bilancio».

I nodi

Ecco che torniamo ai numeri iniziali. Per ovviare al problema dei costi, il Broletto ha pensato di ridurre il numero di prestiti interbibliotecari (che permettono di ricevere un libro da una biblioteca diversa da quella in cui ci si è recati) per utente da dieci a tre al mese. Per dirlo in parole povere: si fanno meno viaggi per spendere di meno. «La fase di sperimentazione è partita a inizio luglio e durerà sei mesi», precisa Ferrari, che ha però dovuto immediatamente fare i conti con alcune polemiche.

Il consigliere provinciale del Partito democratico Andrea Curcio nell’ultima seduta del Consiglio ha presentato una mozione per confermare gli attuali standard del servizio. Per Curcio ridurre il prestito interbibliotecario rischia di essere «una voce marginale in un elenco di razionalizzazioni», quando è piuttosto «una scelta che merita una responsabilità politica esplicita». E poi: «Il diritto allo studio, alla cultura e all’istruzione devono essere garantiti a tutti e nello stesso modo, non solo a pochi cittadini fortunati». Una tesi che non ha convinto la maggioranza dell’Aula. Risultato: mozione respinta. Ma il dibattito è rimasto accesso.

È evidente che la riduzione di un servizio non è mai benvista. Anche se di quel servizio usufruiscono poche persone (e qui Curcio avrebbe qualcosa da ridere). Secondo i dati della Provincia, solo l’1,5% dei 173.780 utenti che utilizzano il servizio chiedono più di tre prestiti interbibliotecari al mese. Circa 2.600 persone. «Abbiamo analizzato anche questo dato – spiega Ferrari – e, togliendo gli addetti ai lavori (staff e chi si occupa della promozione della lettura, ndr), possiamo dire che gli utenti effettivamente interessati alla riduzione dei prestiti interbibliotecari è inferiore alla metà di quell’1,5%».

Qui a mugugnare sono state le due volontarie del progetto Nati per leggere che hanno ascoltato il discorso in Consiglio provinciale. «E noi quindi non contiamo nulla?» è il pensiero sintetizzato. Osservazione corretta, perché il prestito interbibliotecario è un servizio che vale per tutti, non solo per l’utente che ordina un libro per sé. Sulla questione però è arrivata puntuale la precisazione della consigliera: «C’è la possibilità di richiedere delle deroghe. Gli studenti, le associazioni o le cooperative che ne hanno la necessità possono presentare tutte le documentazioni legate a un apposito progetto e riceveranno più di tre prestiti al mese».

Palazzo Broletto, sede della Provincia di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Broletto, sede della Provincia di Brescia - Foto © www.giornaledibrescia.it

Qui però si apre un ulteriore capitolo, che non a caso Curcio legge con particolare attenzione. «Se c’è una deroga per tutto, allora non ha senso mettere il limite – osserva –. E poi credo che anche la cooperativa che si occupa del servizio abbia fatto i suoi calcoli: se alla fine del mese risultano solo deleghe ne chiederanno conto alla Provincia».

Il metodo

E questo è il problema legato ai numeri. Ma poi c’è anche quello che riguarda il metodo. Secondo Curcio, quello introdotto da Nini Ferrari è un modello imposto dall’alto, che non ha coinvolto i sistemi bibliotecari comunali. Anche se la consigliera ha più volte specificato come «sette sistemi su otto abbiano avallato la proposta dei tre prestiti», specificando che «un percorso di questo tipo non può essere definito un’imposizione». Un ragionamento riduttivo per il consigliere Pd, perché – evidenzia – i direttori dei sistemi bibliotecari non avrebbero potuto fare altrimenti se non accettare quanto gli è stato proposto.

La biblioteca Ghetti
La biblioteca Ghetti

Il tutto si racchiude nello scambio di battute tra i due colleghi. In aula Curcio ha letto una comunicazione del Comune di Palazzolo in cui viene detto che la maggior parte degli aderenti al Sistema bibliotecario Ovest ha espresso la volontà di mantenere invariato il sistema di prestiti. Ferrari ha poi proseguito con quella stessa nota, precisando che nel testo si legge: «Qualora la maggioranza dei sistemi della rete si dichiarasse favorevole al nuovo metodo, anche quello ovest aderirebbe».

Il consigliere Pd ha anche proposto un’alternativa: «Si potrebbero invitare i Comuni più grandi della provincia ad uno sforzo aggiuntivo per assorbire i costi che pesano sul bilancio della Provincia e per non gravare sui municipi dei paesi più piccoli».

Adesso siamo nella fase di sperimentazione. Tempo sei mesi e vedremo cosa accadrà.

La raccolta firme

Il taglio ai prestiti interbibliotecari delle rete bresciana e cremonese potrebbe creare disagi ai lettori, ma anche ai gruppi di lettura e ai volontari che si danno da fare per coinvolgere sempre più persone.

«Progetto favoloso» ha promosso una raccolta firme per difendere il servizio attuale: ha già superato le 5mila firme. «Comprendiamo che il sistema stia attraversando una fase di difficoltà e che l’aumento delle richieste renda necessarie scelte organizzative. Tuttavia, riteniamo che la crescita nell’utilizzo del servizio dimostri soprattutto quanto esso sia diventato indispensabile per migliaia di cittadini», si legge nel testo che accompagna la raccolta. Ma Fiorenza Marzo, promotrice dell’iniziativa aggiunge che così «si rischia di rovinare il lavoro di anni, che ha avvicinato migliaia di persone alla lettura: parliamo anche di bambini conquistati uno ad uno».

Una visione condivisa anche da Gabriella Nassa, volontaria del gruppo «Nati per leggere» che ricorda come il taglio «per i volontari, gli insegnanti, gli studenti medi e universitari e per tutti coloro che fanno promozione alla lettura crea grande difficoltà». Per Nassa la limitazione a tre prestiti interbibliotecari al mese rischia di «uccidere la rete». Ma un grosso pericolo potrebbe arrivare per la fascia più piccola di lettori «quella che forma lettori forti e in cui la plasticità cerebrale mette fondamenta».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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