A Brescia i «giovani anziani» sono risorse nell’inverno demografico

Raddoppiati in 40 anni, saranno 200mila entro il 2040: si tratta di uomini e donne tra i 65 e i 74 anni, spesso in buona salute, attivi e con una vita ricca di relazioni
Sono spesso i «giovani anziani» a sostenere figli e nipoti
Sono spesso i «giovani anziani» a sostenere figli e nipoti
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Nel pieno dell’inverno demografico ci sono dei raggi di sole. Sono i «giovani anziani»: uomini e donne tra i 65 e i 74 anni, spesso in buona salute, attivi e con una vita ricca di relazioni. Una risorsa crescente, non solo numericamente. Nella nostra provincia, rende noto il demografo Marco Trentini, erano 75.000 nel 1982, sono 150.000 oggi e diventeranno 200.000 entro il 2040 su una popolazione stimata in circa 1,2 milioni.

Potenziale da valorizzare

Proprio a questa fascia generazionale – un tempo invisibile nelle analisi, oggi centrale – è stata dedicata parte del 18° Laris day organizzato dal Laboratorio di ricerca e intervento sociale dell’Università Cattolica, tenutosi ieri nell’aula magna della sede di via Trieste. L’appuntamento, intitolato «Famiglia, giovani e comunità locale di fronte all’inverno demografico», ha affrontato con sguardo articolato e prospettico i nodi della natalità in calo, della trasformazione dei modelli familiari e del ruolo crescente che i giovani anziani possono giocare per la tenuta del tessuto sociale.

«Parlare di raggio di primavera – ha osservato Marco Trentini – non è fuori luogo: se da un lato continua il declino delle nascite, dall’altro cresce la fascia di popolazione in età avanzata ma ancora in buona salute, capace di offrire supporto alle famiglie e contribuire in modo attivo alla società». Una dinamica che, secondo l’esperto, impone un cambio di paradigma: «L’età non va più vista solo come questione di assistenza e cronicità, ma come potenziale da valorizzare».

Un momento del convegno in Cattolica - © www.giornaledibrescia.it
Un momento del convegno in Cattolica - © www.giornaledibrescia.it

Luci e ombre

Lo scenario bresciano, in questo quadro, mostra luci e ombre. Sul fronte natalità, dopo un picco nel 2013 (13.500 nati), si è tornati ai livelli degli anni ’90, con 8.800 nascite del 2025. A contenere il calo è il contributo della componente straniera, responsabile di oltre il 20% delle nascite. Ma il dato strutturale, ha ricordato Diego Mesa, docente di Sociologia della famiglia alla Cattolica, è che oggi la base delle donne in età fertile è molto più ridotta che in passato. «Non possiamo chiedere ai giovani di risolvere un problema che è anche responsabilità delle generazioni precedenti. Se non ci sono le mamme, è difficile far ripartire la natalità».

Ruolo chiave

Mesa ha poi sottolineato il ruolo chiave dei giovani anziani nella tenuta del sistema di cura: «Sono spesso loro a sostenere figli e nipoti, a svolgere attività di supporto nella comunità. Non sono improduttivi: rappresentano una colonna portante invisibile della società». E valorizzarli, ha aggiunto, non significa solo riconoscere un ruolo, ma favorire anche il loro benessere: «Socialità e impegno attivo sono fattori di salute, oltre che di coesione».

Nel suo intervento la sociologa Vera Lomazzi ha insistito invece sullo scarto tra desideri e possibilità reali: «In tutta Europa i giovani vorrebbero avere due o più figli. In Italia l’80% indica questa come scelta ideale. Ma poi ci si scontra con ostacoli strutturali: precarietà, accesso alla casa, mancanza di servizi». E c’è anche un fattore biologico: «L’infertilità è in aumento, in particolare quella maschile, e questo si somma a scelte riproduttive sempre più tardive».

Lo scenario

Il convegno ha evidenziato inoltre una trasformazione culturale profonda. Le traiettorie di vita giovanili non seguono più modelli lineari. Lo dimostrano i dati dell’Osservatorio Giovani: in vent’anni è aumentata la quota di chi vive da solo, resta in famiglia più a lungo o sperimenta convivenze intermittenti. Diminuiscono le coppie con figli. E, tra i single, una quota crescente dichiara di non essere interessata a relazioni stabili.

In questo scenario l’idea stessa di famiglia cambia. «Non si tratta più di seguire tappe obbligate – ha detto Mesa – ma di costruire un percorso individuale. La sfida è rendere possibile, e non ostacolata, la scelta di fare figli per chi lo desidera». Per Brescia, città e provincia, il messaggio è chiaro: non si può invertire a breve termine la curva demografica, ma si può – e si deve – investire su politiche strutturali, inclusive e lungimiranti, capaci di valorizzare tutte le età. Anche di quei giovani anziani che, oggi più che mai, sono luce nell’inverno demografico.

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