Interventi di isolamento termico mai realizzati, documenti preparati al computer e certificati energetici poi venduti sul mercato.
È il sistema di frode ricostruito dalla Corte dei conti della Lombardia nella sentenza che ha portato a una condanna per danno erariale da 445.373,50 euro. A dover risarcire il danno sono la Soldi Energy, società dichiarata fallita, e tre persone, amministratori a vario titolo nell’azienda.
Al centro del caso ci sono undici pratiche presentate tra aprile e maggio 2017 al Gestore dei servizi energetici (Gse). La Soldi Energy, attiva nel settore dell'efficienza energetica, aveva dichiarato lavori di isolamento di pareti e coperture e sostituzione di vecchi vetri con doppi vetri in diversi immobili tra Brescia, Roncadelle e Castelmella. Interventi che le avevano consentito di ottenere 1.430 certificati bianchi, titoli che premiano il risparmio energetico e che possono essere venduti sul mercato. Peccato che, secondo quanto accertato dai giudici, quei lavori esistessero soltanto sulla carta.
A confermarlo sono state anche le imprese indicate nelle pratiche. I loro rappresentanti, sentiti dagli investigatori, hanno negato di aver commissionato o eseguito gli interventi. In alcuni casi hanno escluso persino di aver avuto rapporti commerciali con le aziende che comparivano nella documentazione.
Gli immobili interessati erano distribuiti in diverse zone della città, da via Petrarca a via Casazza, da viale Caduti del Lavoro a via Panigada, oltre ad alcuni indirizzi a Roncadelle e Castel Mella. Una lunga serie di cantieri che non sarebbero mai esistiti. A svelare il meccanismo sono stati soprattutto i computer sequestrati dalla Guardia di finanza. Gli inquirenti hanno trovato cartelle con le pratiche inviate al Gse, documenti Word, visure camerali e copie dei documenti d'identità dei rappresentanti delle aziende.
Gli atti
Tra i file, un documento intitolato «note per invio mail alle ESCo», con istruzioni sulla gestione delle richieste. In un passaggio si leggeva: «correggiamo noi le pratiche e carichiamo su drive le cose definitive caricate sul Gse». Indicazioni che, secondo i giudici, confermano l'esistenza di un sistema organizzato per predisporre e modificare la documentazione prima dell'invio. La frode aveva fruttato alla Soldi Energy 316.905 euro. Dopo le verifiche, il Gse aveva annullato le pratiche e chiesto la restituzione delle somme. Ma nel frattempo la società era fallita e il credito, ammesso al passivo per oltre 453mila euro, era rimasto senza alcun rimborso per mancanza di attivo.
Da qui l'intervento della Procura regionale della Corte dei conti. Il danno è stato calcolato in 445.373,50 euro, pari a 311,45 euro per ciascuno dei 1.430 certificati ottenuti indebitamente




