Cronaca

I Comuni dell’Ovest dicono addio alla «Strada del vino Franciacorta»

Una ventina di Amministrazioni fanno parte del sodalizio: «L’associazione promuove solo le cantine e trascura storia e bellezze del territorio»
Daniele Piacentini
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Rovato lascia la "Strada del vino"

I Comuni dell’Ovest Bresciano lasciano l’associazione «Strada del vino Franciacorta», una delle prime strade in Italia (esiste dal 2000) e della quale le Amministrazioni facevano parte dal 2001.

Provvedimento

La rottura emerge dalle delibere, in fase di approvazione, della ventina di Amministrazioni che fanno parte del sodalizio con sede ad Erbusco: da maggio sono rappresentate nel Cda da Rovato attraverso la presidente del Consiglio comunale Roberta Martinelli.

Il provvedimento approvato ieri dalla Giunta rovatese mette nero su bianco di non «condividere la distorsione manifestata negli ultimi periodi da “Strada del vino Franciacorta” che promuove il territorio limitandosi alla sua pur eccellente produzione vitivinicola». E aggiunge sottolineando che così si riduca «l’altissimo profilo storico, architettonico e culturale della Franciacorta a una sorta di negozio di vini o poco più». Da qui la decisione del sindaco, Tiziano Belotti, adottata all’unanimità dagli assessori, di «non provvedere al rinnovo dell’iscrizione e al pagamento della quota associativa 2025».

Oltre il turismo

Linea analoga per le altre Amministrazioni comunali unite dal 2011 in un altro sodalizio, «Terra della Franciacorta»: «Abbiamo chiesto – dice il presidente Fabrizio Scuri, sindaco di Cazzago – di essere rappresentate come associazione e non più come singoli Comuni, ma la Strada ha fatto altre scelte. Da qui la decisione di uscire. Oltre al turismo, ci occupiamo di urbanistica, sostenibilità ambientale e altro ancora: un raggio d’azione più ampio rispetto all’ambito del vino».

La risposta

Il presidente della Strada del vino, Giorgio Vezzoli, esprime «dispiacere per la scelta dei Comuni. Ci auguriamo possa ripartire presto una qualche forma di dialogo, fondamentale per una realtà come la nostra che si occupa di promozione territoriale. Speriamo quindi che si chiarisca al più presto la vicenda del marchio», quella cioè che da mesi vede nello specifico Rovato – ma in senso più ampio i Comuni – ai ferri corti con il Consorzio Franciacorta, per la proprietà, l’utilizzo e lo sfruttamento del nome «Franciacorta».

Marchio

Al riguardo, in primavera, è attesa la risposta dell’Uibm, Ufficio italiano dei brevetti e dei marchi, dopo l’opposizione del Consorzio alla richiesta rovatese di registrare il marchio del ciclo di eventi «Franciacorta, la magnifica città». La conciliazione, disposta dal Ministero delle imprese e del made in Italy, non è andata a buon fine.

Per il presidente del Consorzio, Silvano Brescianini, «la vicenda per noi non si pone, la legge è chiara e tutela la dop», denominazione d’origine protetta. «Non vogliamo – sottolinea – vietare nulla e non abbiamo alcun problema con l’utilizzo, cosa che avviene già ampiamente. Diversa, invece, la registrazione di un marchio». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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