E se la Franciacorta diventasse come le comunità montane?

Di certo non si potrà chiamare Comunità montana come quelle che ormai caratterizzano le nostre valli, ma «Comunità Terra della Franciacorta», perché no? La proposta e insieme l’appello arriva dal circolo Legambiente di Provaglio d’Iseo che, per voce di Silvio Parzanini, avvia il dibattito sul futuro dell’associazione Terra della Franciacorta. La proposta è cristallina: fare un passo in più e trasformare l’organismo – nato sulla scia di un Accordo di collaborazione tra 22 Comuni del territorio – in un ente comprensoriale sovracomunale, esattamente come lo sono (appunto) le Comunità montane.
Gli obiettivi
Quali la ragione e l’opportunità di mettere in moto questa metamorfosi? Le ragioni, secondo il circolo Legambiente di casa al Viandante, sono almeno due: la possibilità di accedere a bandi e, dunque, a fondi da investire sul territorio e dare una sferzata all’attuazione del Piano territoriale regionale d’area, alias Ptra. «Negli anni passati - ricorda Parzanini - l’associazione ha destato molte perplessità per la sostanziale assenza di risultati tangibili: per questo a nostro parere serve compiere una riflessione di fondo e cioè se sia meglio che i Comuni abbiano un ruolo politico diretto così da ottenere sì maggior peso e autorevolezza, ma soprattutto maggiore capacità di attrarre investimenti. Questo oggi non è possibile, perché Terre della Franciacorta non è una realtà giuridica: i tempi sono maturi per rendere a tutti gli effetti il nostro territorio una Comunità, facendo rete e seguendo il modello delle Valli».

L’associazione, del resto, era nata il 18 giugno 2012 sotto forma di una snella aggregazione tra i Comuni, giudicata «necessaria per avere una rappresentanza con i partner pubblici e privati» e per «guardare insieme e nella stessa direzione di qui ai prossimi vent’anni», come si legge nella mission dell’organismo. Il tutto puntando sulla valorizzazione dei beni culturali e ambientali del territorio come leva per la creazione di un’economia sostenibile, che connetta la Franciacorta con altri territori a livello nazionale e internazionale. «Per farlo, però, oltre alla comunità d’intenti, serve il budget e serve poter progettare insieme cercando di partecipare ai bandi europei» ribadisce Parzanini.
Le priorità
La proposta ha però molto a che fare anche con l’attuazione del Ptra. «Il Piano va scongelato e reso efficace, perché contiene temi che non possono attendere oltre un impegno unitario». Di cosa si tratta? Di uno strumento di governance e di programmazione territoriale che propone soluzioni orientate a ridurre il consumo di suolo, a promuovere la rigenerazione urbana e la valorizzazione delle identità culturali e paesaggistiche «elevando la qualità del territorio e dei suoi prodotti conosciuti nel mondo».

Il presidente del circolo di Legambiente mette in fila una serie di questioni aperte: «La Franciacorta è attraversata da una bella linea ferroviaria, la Brescia-Iseo-Edolo, che dovrebbe rappresentare la spina dorsale del trasporto pubblico verso la città, ma è assolutamente sottoutilizzata».
Ma nell’elenco di «temi irrisolti» presente sull’agenda territoriale ci sono anche la Riserva naturale delle Torbiere del Sebino («va disinquinata e fruita in modo consapevole, non come un parco giochi» dice Parzanini) e il dossier Vallosa, la discarica inserita nel Sito di interesse nazionale Brescia-Caffaro («è tra le più pericolose d’Italia, causa molti rischi ad ambiente, salute ed economia: finalmente sembra prevalere la strada della bonifica, invocata da tutto il territorio, incluso il Consorzio Franciacorta»).
Il Circolo di Legambiente ha alzato la mano e proposto un ventaglio di priorità, facendosi portavoce di un territorio con cui si confronta «ogni giorno da sempre». Sul tavolo c’è una proposta: realizzare la «Comunità Terra della Franciacorta». E ad alzare la mano, adesso, tocca agli altri: a chi, nella pratica, decide di starci.
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