Chiude Ila Malù, ma l’allure di via Gramsci non tramonta

«Ve lo diciamo così, senza troppo girarci intorno: siamo pronte, gli Ila Malù concept store chiuderanno per fare spazio a nuove storie. I negozi, i nostri amatissimi negozi, non possono più esistere nella forma che tutti conosciamo». Il messaggio social di Ila Malù – l’azienda di progettistica e retail nata tra Brescia e Bergamo – è rimbalzato subito di bocca in bocca, di vocale in vocale. Naturale: dopo 13 anni di presenza su Brescia e Bergamo, le città delle tre fondatrici, la sua assenza dall’11 giugno si farà sentire.

La chiusura stimola però altre riflessioni. Prima di tutto viene da chiedersi quale sia lo stato di salute di via Gramsci, la centralissima strada del centro storico che per qualche anno è stata casa di Ila Malù e che è un po’ il cuore pulsante dello shopping di qualità. Anche perché pochi giorni fa ha chiuso un altro esercente storico, Cominelli, lasciando a bocca asciutta i bresciani ancora affezionati alla fotografia analogica.
La decisione di Ila Malù
«Sono diversi i fattori che ci hanno portato alla decisione di chiudere i negozi di Brescia e Bergamo», spiega Martina Pirotta, titolare degli store di abbigliamento e articoli per la casa Ila Malù con Ilaria Maria Ponti e Lucia Troncatti. «Stavamo già percependo un cambiamento nel mondo del retail. A questo aggiungiamo la nostra attitudine all’evoluzione costante e quella dei consumatori, anch’essa in cambiamento. Punteremo quindi su strutture meno rigide rispetto al negozio classico, per essere meno dipendenti dalla vendita massiccia quotidiana. Servizi, eventi, pop-up store…». Servizi – come il wedding planning e l’organizzazione di eventi – che già erano il cuore dell’azienda.
L’idea è quella di puntare su qualcosa che, dice Pirotta, ormai non è più secondario: il coinvolgimento del consumatore, che vuole percepire l’emozione dell’acquisto e non solo comprare compulsivamente o senza ragionare. Anche perché, non ci si scappa, il settore del retail sta soffrendo e gli esercizi commerciali in città calano (a differenza dei ristoranti, che aumentano). Ma allo stesso tempo c’è ottimismo verso il futuro. Un ottimismo che passa proprio dall’evoluzione del commercio, che oggi può contare su diversi nuovi strumenti e che può puntare sull’esperienza di acquisto diversificata tra negozio fisico e store virtuale.
«La trasformazione – continua Pirotta – era già nell’aria da tempo. Il rallentamento del settore del retail l’ha solo affrettata: nel nostro caso è necessaria perché nasciamo come progettiste e offriamo diversi servizi. Abbiamo solo rinunciato a una situazione per noi impegnativa, che ci stava togliendo energie che vogliamo dedicare ad altri progetti. Crediamo ancora in ciò che abbiamo creato, ma dobbiamo riformulare la proposta. Ancora non abbiamo trovato un nuovo spazio: un ufficio versatile, uno show-room che non sarà più in posizione centrale. Per dedicarci, come prima cosa e con grande energia, al nostro primo amore: l’event design».
La situazione di via Gramsci
Proprio la posizione centrale di via Gramsci è uno dei focus del discorso sul commercio a Brescia. Non è prettamente pedonale, ma è comunque l’ingresso al centro storico, e non solo perché in fondo c’è il parcheggio sotterraneo di piazza Vittoria. Gli affitti restano alti (la vecchia boutique Dev è disponibile sui siti immobiliari a 6.000 euro al mese), ma più contenuti rispetto a quelli su corso Zanardelli, che forse anche per questo è ormai punteggiato da franchising e catene, più che da negozi monomarca o indipendenti.
Per tutti questi motivi – anche se con qualche eccezione – la via si mantiene il centro dello shopping di qualità. Non «dei ricchi», ci tengono a sottolineare diversi esercenti della zona. Come per esempio Giovanni Comotti e Giovanni Norcia, che insieme hanno fondato Rawness, negozio di profumi di nicchia che da corsetto sant’Agata si è trasferito accanto a un altro punto fermo di via Gramsci, il Caffè Gramsci. Che a sua volta pare in ottima salute: in piena estate chiuderà per qualche tempo per rinnovare completamente i locali.

Secondo le titolari di Ila Malù, sono proprio i costi a scoraggiare oggi chi sogna di aprire un negozio in centro. Ma ci sono anche voci diverse. «Sono affitti in linea con il prestigio della via – dicono i due titolari di Rawness – che resta la più importante di Brescia, dal punto di vista dello shopping».
In corso Zanardelli, fanno notare, ci sono ormai solo catene e franchising, in corso Magenta restano un paio di boutique e anche Veschetti e Rolex hanno investito su via Gramsci, così come Max Mara. «I negozi che scelgono via Gramsci sono più indipendenti, alternativi, anche se fanno parte di gruppi più grandi come per esempio One Off o Frisco. Sanno che questa è la via che la clientela associa alla qualità e all’originalità dell’offerta. Non una clientela per forza ricca, ma composta da persone che cercano qualcosa di esclusivo, di diverso. Qui trovano il lusso, ma anche la qualità democratica a prezzi orizzontali. Il buon gusto. L’estetica di un certo tipo».

E pure l’esperienza di cui parlava Martina Pirotta. Entrando in Rawness, per esempio, non si entra in una profumeria, ma in un ambiente architettonicamente appagante che avvolge tanto quanto le fragranze che si possono provare e acquistare, tutte naturali. Un monsone a Singapore, una giornata su una spiaggia californiana, il sale del mare sulla pelle profumata di crema solare, il muschio del sottobosco... Rawness offre questo: un’esperienza emozionale, non un mero acquisto.
Negozi di qualità
A parlare per via Gramsci, concordano tutti, sono le insegne. Ci sono Punto ottico, Penelope, One off, Veschetti… E poi il Fornér (forneria che ha saputo puntare – guarda caso – sull’esperienza e sulla diversificazione dei prodotti), la champagneria L’enfant terrible, il ristorante Il rivale in città, la pizzeria Inedito…
A proposito di Punto ottico: oltre a Brescia, tra gli altri punti vendita ci sono Milano, Brooklyn e New York, per dire. E non è l’unico ottico sulla via. Sempre Giovanni Comotti è titolare di Indice, che da qualche mese si è trasferito qui da via Bevilacqua. «Lì si trattava di una via pedonale, ma non c’è paragone. Il target della clientela di via Gramsci è medio alto, è vero, ma comunque si tratta di persone che acquistano consapevolmente. E anche se il retail è in forte crisi, via Gramsci resiste anche grazie a questo».

Parcheggi selvaggi
Nota dolente sono però i parcheggi. Che stavolta i negozianti non richiedono a gran voce, come può accadere in altre zone. Alla fine di via Gramsci c’è il parcheggio di piazza Vittoria. Ciò che Norcia e Comotti fanno notare sono i parcheggi selvaggi ai lati della strada, soprattutto dal lato in cui non ci sono i paletti dissuasori.

«Il passaggio pedonale potrebbe essere molto più curato. È pericoloso passeggiare qui. Se il Comune prevedesse qualcosa di più strutturato, la via si riempirebbe. Ila Malù?», concludono. «È un bellissimo spazio, non resterà vuoto a lungo».
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