Giornate d’intensa attività per il Nucleo ittico venatorio della Polizia provinciale di Brescia, impegnato su più fronti nella tutela della fauna selvatica. Il bilancio degli ultimi interventi comprende il recupero e la liberazione di due caprioli, ma anche tre denunce per episodi di bracconaggio nella Bassa Bresciana e in Valsabbia.
I due caprioli
La buona notizia arriva dal Centro di recupero animali selvatici (Cras) di Paspardo, dove un maschio e una femmina di capriolo hanno trascorso oltre quattro mesi dopo essere rimasti feriti in due distinti incidenti stradali. Soccorsi dagli agenti provinciali e affidati alle cure del centro, i due giovani animali si sono completamente ristabiliti. Nel fine settimana sono stati così reintrodotti in natura, all’interno di una foresta demaniale lombarda dove la caccia è vietata.
Le denunce

Sul fronte dei controlli antibracconaggio, invece, due persone sono state denunciate nella Bassa. Gli agenti le hanno sorprese intorno alle 22.30 mentre cercavano di catturare volatili destinati ad alimentare il mercato illegale degli uccelli da richiamo con reti lunghe 22 metri e alte cinque, utilizzando anche richiami acustici.
Un terzo intervento è scattato in Valsabbia, dove un cacciatore è stato denunciato dopo aver abbattuto un camoscio utilizzando munizioni spezzate e con l’ausilio di cani segugi, modalità vietate per questo tipo di caccia. All’uomo è stato notificato il divieto di detenzione di armi e dovrà risarcire Regione Lombardia con 3mila euro per l’abbattimento non autorizzato.


