Black bloc: cos’è il blocco nero, quando nasce e come agisce
Da Seattle a Genova, da Milano fino alla manifestazione pro Askatasuna a Torino, il termine black bloc è diventato nel linguaggio comune sinonimo di azioni violente, di devastazioni, di lotta alle istituzioni democratiche. Ma prima ancora di cominciare a tracciare storia e caratteristiche del blocco nero serve una nota metodologica: la dicitura nasce per identificare una metodologia di azione di protesta, non tanto quindi i singoli individui ma la formazione, o la tattica, che essi mettono in pratica. E non certo un’organizzazione internazionale.
La storia
La prima comparsa nel lessico pubblico si deve alla stampa tedesca, che mutuando il termine usato dalla polizia indicava come Schwarzer Block i gruppi che nei primi anni ‘80 del Novecento manifestavano in piazza contro il nucleare: il nero ovviamente è il colore dell’abbigliamento scelto dai suoi componenti.
La «celebrità» del blocco nero è però datata 1999, con i cortei organizzati a Seattle negli Stati Uniti in concomitanza con la riunione dell’Organizzazione mondiale per il commercio, e soprattutto 2001. Video e immagini del G8 di Genova, con il capoluogo ligure messo a ferro e fuoco, sono il secondo battesimo internazionale – un termine che tornerà parlando della sua natura – del black bloc. Da allora si sono moltiplicate le azioni violente del blocco nero, in Italia di forte impatto le tensioni in centro a Milano in occasione dell’apertura di Expo 2015, una realtà eterogenea ma negli ultimi tempi sempre più organizzata.
Chi lo compone

A formare il black bloc sono persone che provengono da un ampio ventaglio della galassia antagonista, con una innegabile prevalenza di soggetti provenienti dall’area anarchica violenta. Proprio questa maggioranza numerica si riflette nel modus operandi del blocco. In occasione di specifiche situazioni – vedi Torino e il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna – soggetti singoli o organizzati in piccoli gruppi si spostano per raggiungere il luogo dell’evento.
La diffusione delle tecnologie digitali, così come avviene per i rave illegali (e l’analogia non è casuale), ha favorito una sorta di coordinazione prima più lasciata al caso e all'auto organizzazione. Ecco quindi che la dimensione internazionale del blocco nero, caratteristica fondante fin dagli esordi, ne esce accentuata: a Torino per esempio erano presenti persone da tutto il Nord Italia ma anche dalla Francia, dalla Germania e dal Nord Europa.
La tattica
#20luglio 2001
— People (@peoplepubit) July 20, 2021
Arrivano i G8 e i noglobal organizzano cinque piazze tematiche fatte di presidi o cortei cui partecipano circa 100000 persone. La mattinata è infestata dalle azioni programmate e precise di gruppi di black bloc, preceduti da una piccola banda di tamburi. #g8genova pic.twitter.com/8vi0m11jEy
Ecco quindi che il black bloc prende forma, andando a definire nell’azione il suo nome. La scelta del colore dell’abbigliamento, occultato inizialmente sotto altri vestiti e poi gettato dopo le azioni violente, si deve sia il richiamo del colore tipico del movimento anarchico – il nero per l’appunto - sia a un effetto ottico: distinguersi dalla massa degli altri manifestanti e insieme incutere una certa forma di timore e organizzazione. Questo, unitamente all’uso di maschere e caschi per evitare l’identificazione e insieme per proteggere da eventuali attacchi, si riflette anche nel modo di marciare compatto e sistemico. Una sorta di antitesi della natura pulviscolare del gruppo.
L’elusione del contatto diretto con le forze dell’ordine a favore di azioni a distanza - lancio di oggetti, fuochi d’artificio (pratica molto usata dalla frangia violenta del Movimento No Tav) il supporto ad altri manifestanti in difficoltà, la deviazione dai percorsi autorizzati dei cortei e, in alcuni casi, il tentativo di sottrarre persone fermate durante gli interventi di polizia sono tratti caratteristici dell’agire del blocco nero.
Una componente rilevante dell’azione è rappresentata inoltre dalla distruzione di beni materiali, intesa come gesto simbolico di contestazione. Gli obiettivi ricorrenti sono edifici istituzionali, sedi di grandi aziende e multinazionali, istituti di credito, esercizi commerciali ritenuti espressione di determinati settori economici, stazioni di servizio e dispositivi di videosorveglianza. La scelta dei bersagli è generalmente motivata dal loro valore rappresentativo rispetto ai sistemi economici e politici contestati.
Insoddisfazione
Ecco quindi che parlare di black bloc e non del black bloc è un'impressione semantica, una semplificazione anche giornalistica per dare una definizione a qualcosa che per la sua stessa natura è difficilmente definibile. E che al crescere dell’insoddisfazione sociale sta assumendo caratteri sempre più estremi, fino ad offuscare in molti casi il legittimo diritto delle persone a scendere in piazza e manifestare.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.











