Opinioni

Le lezioni di Sciascia e Steinbeck contro il furore della violenza

Il poliziotto che a Torino si pone a scudo del collega è l’emblema dello Stato e di una democrazia che si differenzia dalla delinquenza non accettandone le provocazioni
Il poliziotto aggredito a Torino soccorso da un collega - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il poliziotto aggredito a Torino soccorso da un collega - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Come un Cristo sotto il peso della croce. Quel poliziotto inerme, inginocchiato, colpito con violenza a Torino, un’immagine da nona stazione della via Crucis («Gesù cade per la terza volta»). Una scena che pare un quadro, invece è la fotografia di un certo modo di intendere il nostro Stato, in paragone a quanto avviene in un’America spogliata del mito, in cui le forze (che dovrebbero essere) dell’ordine sparano a vista. Contro facili banalizzazioni e sfidando il maestrale del qualunquismo, proviamo a tenere il punto delle distanze e marcare le differenze.

La principale riguarda una delle lezioni più limpide di Leonardo Sciascia: lo Stato si distingue dalla delinquenza perché non usa la clava della violenza. La propria è sempre una forza di contenimento, mai di aggressione o vendetta. Il poliziotto che a Torino accorre e difende il collega ponendogli parziale riparo con lo scudo di policarbonato e trascinandolo via, ne è l’emblema. Osservandolo ci ha ricordato quei personaggi raccontati da un immenso John Steinbeck nel primo capitolo di «Furore», definiti come «saldi» pur di fronte al susseguirsi della disgrazia.

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Il video del poliziotto aggredito a Torino

Una grandezza adulta, la loro, di cui si ha un gran bisogno tuttora, in tempi in cui il valore della sicurezza ha superato tutti gli altri di gran lunga. Confidando che i politici di destra e sinistra non cavalchino gli episodi, fomentando indignazione e paura. Ai delinquenti che ignorano di vivere in uno Stato come il nostro, di democrazia, l’unica risposta possibile è la fermezza. Tradotto in spiccioli: il rispetto della legge non è negoziabile, per non cancellare decenni di conquiste civili e rischiare di scardinare il sottile equilibrio tra diritti dei singoli e pacifica convivenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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