Beni confiscati: «I Comuni bresciani sono entusiasti e collaborativi»

A parlare è la direttrice dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, Maria Rosaria Laganà
La Casa della legalità di Manerba del Garda - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Maria Rosaria Laganà ha lasciato il ruolo di prefetto di Brescia lo scorso settembre per assumere quello di direttore dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

L’Agenzia

Un ritorno per Laganà, che aveva già lavorato, seppure non come direttore, in quella struttura: «Eravamo agli inizi. Siamo partiti in 30 e poi diventati in 40.Ma solo sviluppando il lavoro ci si è resi conto di quanto è necessario fare per assegnare e valorizzare i beni confiscati e quindi ora per l’Agenzia è previsto un organico di 300 persone. Previsto ma non ancora raggiunto, attualmente siamo poco più della metà». Una carenza che si riflette sull’operatività. «Nonostante si facciano migliaia di assegnazioni non si riesce a stare dietro al grande numero di nuove acquisizioni e quindi abbiamo in carico un numero sempre maggiore di beni».

Gli obiettivi

L’Agenzia ha come primo obiettivo «l’utilità sociale. Il primo interlocutore sono gli enti locali che possono richiedere i beni sul proprio territorio da destinare poi ad associazioni o servizi sociali. Ma anche collocare un ufficio o un magazzino e far risparmiare affitti allo Stato è un utilizzo consentito».

Non solo «da poco è attiva una nuova vetrina nazionale dell’agenzia in cui sono messi in evidenza i beni disponibili. Le realtà del Terzo settore si possono candidare e l’Agenzia, se ci sono i requisiti richiesti, assegna il bene».

Le problematiche principali «riguardano i tempi e i costi. Prima di poter assegnare un bene l’agenzia deve risolvere le questioni aperte con terzi o prevedere fondi per le ristrutturazioni. In questo diverse regioni si sono fatte avanti con appositi bandi e sostenuto le realtà che hanno chiesto l’assegnazione di immobili sequestrati. Quando il Terzo settore collabora con il pubblico, assicurando continuità, ci sono le migliori condizioni per ottenere un buon risultato».

Nel Bresciano

L’Italia però non è tutta nella stessa situazione: «I Comuni Bresciani, con cui avevo collaborato anche da prefetto, si sono dimostrati collaborativi e propositivi, in tanti casi entusiasti. In altre zone invece Comuni piccoli non hanno risorse oppure sono già gravati in bilancio da immobili di proprietà che non riescono a sfruttare e in alcuni luoghi c’è difficoltà a superare il disagio di utilizzare beni di famiglie che magari sono ancora sul territorio».

L’obiettivo dell’Agenzia rimane quello «di fare tutto il possibile per finalità sociali. Solo come ultima spiaggia, quando ci sono troppi debiti, si procede con la vendita del bene per poter liquidare i creditori e chiudere eventuali contenziosi». La strada è stata tracciata e una parte significativa è stata percorsa «ma abbiamo ancora molto da fare», chiude l’ex prefetto di Brescia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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