Via Genova e via Carducci in città, Borgosatollo e Torbole Casaglia. È il quadrilatero del riciclaggio made in China che emerge dalle carte dell’inchiesta sulla presunta banca occulta capace di trasferire all’estero oltre 40 milioni di euro e generare fatture false per quasi 80 milioni.
Tre persone – un ventottenne residente a Roncadelle, un quarantatreenne di casa a Verona quarantaquattrenne4enne residente in città, tutti e tre di origini cinesi – fermate nei giorni scorsi sono ancora in carcere. Parlavano attraverso Telegram, Signal e WeChat e avevano codici di riconoscimento «spesso a prova di intercettazione». Al momento del fermo il presunto riferimento del gruppo aveva 34 cellulari e 27 carte di credito e chi faceva parte del gruppo o comunque usufruiva dei «servizi» doveva identificarsi mostrando il numero di serie di una banconota.
Il sistema
Per ripulire il denaro delle fatture false utilizzavano il sistema «fei ch’ien» ch gli inquirenti spiegano così: «Il sistema prevedeva prima la raccolta del denaro da soggetti che dovevano trasferirlo all’estero, poi il passaggio delle somme tramite applicativi come WeChat Pay o Alipay, al netto di una commissione tra l’1,5% e il 2,5%. Infine, il contante veniva “rivenduto” ad altri clienti, per lo più coinvolti in meccanismi di frode fiscale e bisognosi di liquidità». Le telecamere hanno ripreso decine e decine di spostamenti di cinesi «che entravano in negozi di alimentari cinesi e uscivano apparentemente senza comprare nulla ma che trasportavano borse piene in auto». Dentro c’erano soldi, montagne di soldi che poi venivano «venduti» a imprenditori italiani e cinesi.
I soldi nello zaino
Uno dei punti di raccolta – insieme ad un’abitazione di Borgosatollo e un supermarket della città in via Genova – era una villetta a Torbole Casaglia dove all’esterno, il primo ottobre 2025, un imprenditore bresciano viene fermato dalla Guardia di Finanza con uno zaino contente 89.350 euro in contanti. Lo stesso uomo era già entrato in quella casa pochi giorni: «Arrivo alle 15.10 con uno zaino vuoto, uscita cinque minuti più tardi con lo zaino pieno» viene annotato nelle indagini. Non è l’unico sequestro importante: chi indaga il 20 gennaio scorso ha trovato 88.200 euro in un’Audi A4, con 20mila euro nascosti in un sacchetto sotto il sedile e altri 68.200 euro in mazzette legate con elastici nelle tasche interne del giubbotto indossato da un cinese al volante. «Il fulcro dell’attività illecita» sarebbe invece stato un ufficio di via Carducci in città, imbottito di cimici e telecamere nascoste dai finanzieri di Rovato che hanno scoperto un vorticoso giro di fatture false. Ma non solo.
Le microspie hanno ripreso: telefoni associati alle cartiere, codici di sicurezza, riconoscimenti facciali, documenti d’identità vei e falsi, selfie per sbloccare conti correnti e persino la ricerca di una persona somigliante a un intestatario formale di un conto corrente per sbloccare 20mila euro. La sintesi? La scrivi il gip nella sua ordinanza: si trattava di un «sistema rodato», una rete di società cartiere usata per «simulare operazioni commerciali inesistenti, ripulire denaro e consentire a imprenditori italiani e cinesi di evadere il fisco e trasferire capitali all’estero senza destare sospetti».




