Non è bastato l’attimo del chiarimento istituzionale che sono tornate ad addensarsi fitte ombre sulla legittimità degli autovelox e sulla validità delle multe stradali in Italia. Dopo il recente passaggio che sapeva molto di sanatoria introdotta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla discrepanza tra apparecchiature «autorizzate» e «omologate», la norma voluta dal dicastero dei Trasporti è finita sotto la lente d’ingrandimento della Commissione Europea per presunte irregolarità procedurali.
Il rischio è di riportare la situazione al caos di aprile 2024, quando la Corte di Cassazione aveva stabilito la nullità dei verbali rilasciati da apparecchi privi di idonea omologazione. A far scattare l’allarme non è questa volta una sentenza, ma una lettera ufficiale inviata direttamente a Roma dalla Direzione Generale Grow (Mercato interno, industria e PMI) della Commissione UE.
La questione
Secondo quanto emerso gli uffici europei sono intervenuti a seguito di una denuncia presentata il 6 agosto di quest’anno contro il Decreto Ministeriale dell’8 giugno. Quel decreto era nato per mettere ordine e disciplinare, dopo una lunga e travagliata gestazione, le caratteristiche, i requisiti e le procedure ufficiali di omologazione dei misuratori di velocità. Tuttavia, proprio nei dettagli del testo finale si nasconderebbe un problema in grado di inficiare tutto.
Al centro delle verifiche c’è l’«Allegato B» del provvedimento ministeriale, ossia la sezione che elenca le apparecchiature destinate a ricevere l’omologazione in via diretta tramite decreti esecutivi, senza dover affrontare il nuovo iter stabilito dal DM. Secondo l’esposto, il testo definitivo approvato e pubblicato in Gazzetta differirebbe molto dallo schema preventivamente notificato a Bruxelles il 3 febbraio, come invece imposto dalla direttiva UE 2015/1535.
L’ipotesi
Nella bozza inviata alla Commissione figuravano infatti solo 15 modelli di misuratori direttamente omologati. La versione entrata in vigore ne conteneva invece venticinque. Da un esame preliminare, gli stessi tecnici della Commissione Europea hanno riscontrato la presenza di una difformità. In base alle regole comunitarie, una modifica di tale entità avrebbe imposto il rinvio del testo per una nuova notifica formale. Sebbene l’iter sia alle battute iniziali, i servizi amministrativi dell’Ue hanno già preso contatto con le autorità italiane. Se l’irregolarità venisse confermata, il provvedimento rischierebbe di decadere, riaprendo una scia di ricorsi e contestazioni sulle multe notificate.




