Ats Brescia, operazione cibo sicuro: oltre 2.200 controlli in un anno

Taglieri in plastica molto consumati, preparazioni avanzate e poi riposte nei frigoriferi senza l’etichetta, mancata presentazione della Scia, funghi mal conservati, prodotti da forno che fanno la muffa. Situazioni di questo tipo non sfuggono all’occhio attento di Ats Brescia che - attraverso la Struttura semplice dipartimentale che si occupa di Igiene degli alimenti e Nutrizione - ha il compito di ispezionare tutta la filiera per garantire ai bresciani la salubrità degli alimenti che possono trovare sul mercato o a tavola. «Nel 2024 - spiega la responsabile facente funzione Roberta Ferranti - abbiamo eseguito 2.253 controlli, sia programmati sia su iniziativa, ossia decisi in base a esiti di campionamento, esposti o richieste di altri enti».
Dalle mense ai ristoranti
Sotto la lente sono finite realtà di ogni tipo: dalle mense alle tabaccherie che vendono caramelle passando per le cucine dei ristoranti e le realtà che producono materiali che vanno a contatto con gli alimenti (Moca). L’esito è in linea con il passato: nel 33% delle imprese controllate sono state rilevate «non conformità per le quali sono stati intrapresi provvedimenti». Il più delle volte si è trattato di «non conformità minori», ossia senza un’immediata ricaduta sulla sicurezza alimentare. Nel 12% dei casi (91 in totale), invece, è stato necessario sospendere l’attività.
Qualche esempio? «Mancata segnalazione degli allergeni – spiega la dirigente –, cattiva conservazione degli alimenti, sporco pregresso in cucina». I provvedimenti che il team della dottoressa Ferranti ha emanato – 772 nel 2024 – sono essenzialmente di tre tipi: sospensione dell’attività o di una sua parte; chiusura della stessa (fino alla risoluzione del problema) e blocco della merce. In aggiunta sono state elevate 206 sanzioni amministrative nella maggior parte dei casi a seguito di mancanza o carenza dei requisiti minimi per la sicurezza alimentare (da 250 a 1.500 euro); carenze in relazione all’analisi di pericoli e punti critici di controllo Haccp (da mille a 6mila euro); mancata notifica o variazione dell’attività all’autorità competente Ats (da mille a 6mila euro) oppure mancata risoluzione delle non conformità precedentemente rilevate (da mille a 6mila euro). In generale le situazioni sanzionabili possono esserci anche irregolarità nelle etichettature (in questo caso si rischia da mille a 8mila euro) e in materia di rintracciabilità degli alimenti (da 750 a 4.500 euro).
Situazione buona
«Complessivamente la situazione è buona – commenta la dirigente –: le regole, nel territorio di Ats Brescia, vengono rispettate. Il nostro intento, ad ogni modo, non è fare i cattivi, ma tutelare la sicurezza delle persone e la professionalità degli operatori del settore alimentare (Osa)».
Nella nostra provincia, Valcamonica esclusa, gli Osa sono all’incirca ventimila: «Ogni anno aggiorniamo il censimento e programmiamo le ispezioni sulla base delle valutazioni del rischio: alcune attività, penso a quelle che devono rispettare la catena del freddo, necessitano di controlli frequenti, altre più diradati nel tempo. A queste ispezioni se ne aggiungono altre in virtù di segnalazioni di enti e cittadini o richiesti dagli stessi operatori che necessitano di certificare la bontà del loro lavoro prima di esportare fuori Ue».
Acqua buona
Le attività della Struttura, però, sono anche altre. Tra queste ce n’è una che viene eseguita in collaborazione con gli enti gestori acquedottistici: sono i controlli sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano che vengono effettuati con campionamenti e sopralluoghi ispettivi presso gli impianti di distribuzione, i pozzi e gli impianti di trattamento. «Nel 2024 – spiega – abbiamo effettuato 3.155 campioni per la verifica del rispetto della norma (Decreto legislativo 18/2023) che ha visto anche la ricerca di parametri quali i Pfas e la radioattività. Salvo in rari casi, in generale l’attività ci ha permesso di confermare la potabilità e la qualità dell’acqua. Altri 467 campionamenti sono stati eseguiti al fine di verificare la conformità degli alimenti».
Il team ha, inoltre, il compito di gestire le allerte alimentari che scattano a livello europeo: «Nel 2024 sono state 330 e hanno riguardato cibi di origine non animale e materiali a contatto con gli alimenti. I controlli hanno portato all’individuazione di non conformità e hanno fatto scattare sanzioni amministrative a carico degli operatori del settore alimentare che non avevano proceduto ad attivarsi come previsto dalle normative vigenti. Le cause principali di allerta sono state la presenza di micotossine, residui da pesticidi, oltre che la presenza di microrganismi patogeni e corpi estranei».
Menù bilanciati
Infine la Struttura si è occupata anche di controlli nutrizionali: «Il nostro personale competente – aggiunge la dottoressa Ferranti – ha fornito la propria consulenza in merito, ad esempio, all’adeguatezza dei menù scolastici, dei capitolati di appalto comunale o delle convenzioni per la ristorazione collettiva. Anche nel campo della nutrizione sono stati eseguiti controlli ispettivi in mense scolastiche, centri cottura, mense collettive ed ospedaliere per valutare e fornire supporto sull’adeguatezza nutrizionale e la scelta corretta degli alimenti salutari».
Il team
A lavorare nella struttura semplice dipartimentale di Igiene degli alimenti e Nutrizione che fa capo alla dottoressa Roberta Ferranti sono dirigenti medici, tecnici della prevenzione, dietisti, assistenti sanitari, amministrativi e assistenti tecnici. In totale si tratta di 51 figure che operano su tutto il territorio di Ats Brescia (la nostra provincia, Valcamonica esclusa) che vanta ventimila operatori del settore alimentare (Osa).
In alcuni casi lavorano in sinergia con i colleghi della Struttura semplice che si occupa di Malattie infettive e con il Dipartimento veterinario e di Sicurezza degli alimenti di origine animale della stessa Ats di viale Duca degli Abruzzi. Collaborano, inoltre, con le forze esterne competenti nel settore e in particolare con i Nas che, su delega del Ministero, eseguono attività ispettiva, ma non emanano provvedimenti.
Nel dettaglio tra le attività queste 51 figure eseguono per garantire la salvaguardia della salute ci sono, ad esempio, i controlli in manifestazioni e sagre, sulla ristorazione pubblica e collettiva e negli impianti che producono alimenti; le indagini a seguito di malattie a trasmissione alimentare, ma anche l’attività micologica, i campionamenti di cibi e bevande e i controlli sulle acque destinate al consumo umano.
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