Il caso del ragazzo di 17 anni di Manerbio che, con prontezza di spirito e intraprendenza nonostante la situazione difficile, ha praticato il massaggio cardiaco al padre colpito da un arresto cardiaco porta a chiedersi cosa bisogna fare nel caso in cui ci si trovasse in situazioni di quel tipo.
Lo spiega Salvatore Compatti, infermiere Areu e referente per la formazione al primo soccorso degli operatori laici e della cittadinanza, che da anni si dedica a preparare le persone comuni a fare la propria parte nel caso in cui si trovassero in situazione di emergenza. Indicazioni e istruzioni che sono allineate alle più recenti linee guida internazionali che anche Areu ha abbracciato
Come si reagisce quando ci si trova davanti ad una persona che non si muove e non respira?
Il primo passo è quello di capire se la persona è solo svenuta oppure sta avendo un arresto cardiaco. Bisogna chiamarla ad alta voce e scuoterla. Se non reagisce e continua a non respirare è necessario chiamare subito il numero di emergenza 112, meglio se con il vivavoce e se le si conoscono avviare le manovre di rianimazione.
Se non si conoscono le manovre?
Il sistema dell’emergenza ci supporta e gli operatori della centrale sono formati appositamente per questo. Per prima cosa faranno in modo di ottenere tutte le informazioni per far partire e indirizzare i soccorsi e poi guideranno direttamente la persona nel fare qualcosa di utile per la sopravvivenza di chi è incosciente in quel momento
Nello specifico cosa succede?
Con comandi molto chiari e molto semplici l’operatore guida chi si trova accanto al paziente. Lo guida nel posizionare la prima mano sul torace e poi anche la seconda nella posizione corretta, gli spiega come mettere le ginocchia, come piegare le braccia. E poi lo segue durante tutte le compressioni, gli detta i ritmi della spinta e delle pause fino all’arrivo dei soccorsi.
Dall’altro lato, da operatore di centrale, come si interagisce con una persona nel panico che deve entrare in azione?
Gli operatori hanno fatto corsi e seguono una formazione costante su metodologie e tecniche specifiche per essere pronti in queste situazioni. Il segreto è riuscire a coinvolgere anche persone che stanno piangendo oppure urlando, prima per fargli dare le informazioni che servono ad avviare i soccorsi e poi per fare le manovre salvavita. Se riusciamo a fare passare il messaggio che la persona al telefono è importante per il soccorso di solito abbiamo buoni risultati.
La formazione della cittadinanza è uno dei vostri obiettivi.
Tra i tanti progetti che sono attivi, e che ogni anno in Lombardia coinvolgono tra le 65mila e le 70mila persone, per la formazione di base, voglio segnalare che da settembre, in alcune scuole pilota, faremo corsi di primo soccorso: per tutte le età partendo dalla scuola dell’infanzia con attività di gioco e metodologie studiate per coinvolgere i bambini fino alle esercitazioni per i ragazzi delle superiori. Tutte le persone che hanno partecipato poi sono inserite in un elenco regionale e possono anche scaricare i propri attestati. Fondendo l’alta specializzazione degli operatori di centrale e sul territorio e la diffusione della formazione di base nella cittadinanza siamo riusciti ad avere una alta efficacia della risposta in situazioni di emergenza.




