Un avviso spedito all’avvocato sbagliato fa saltare l’ordinanza del Tribunale del riesame di Brescia. La Cassazione ha infatti annullato il provvedimento con cui era stato confermato il sequestro preventivo di oltre 147mila euro nei confronti di un 29enne di origini cinesi, nato indagato in un’inchiesta su presunte frodi fiscali, riciclaggio e autoriciclaggio.
La decisione non entra nel merito delle accuse, ma riguarda un vizio procedurale ritenuto decisivo: l’avviso dell’udienza davanti al Riesame non era stato notificato al difensore di fiducia dell’indagato, l’avvocato Carlo Taormina del Foro di Latina, all’omonimo – e più famoso – legale iscritto al Foro di Roma.
L’indagine e il sequestro
Il caso nasce dal decreto emesso il 3 novembre 2025 dal gip del Tribunale di Brescia, che aveva disposto il sequestro della somma ritenuta corrispondente al profitto del reato associativo e nella disponibilità dell’indagato.
Il 29enne cinese è sottoposto a indagini per partecipazione a un’associazione a delinquere con carattere transnazionale, che secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe stata finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di frodi fiscali attraverso fatture per operazioni inesistenti, oltre a riciclaggio e autoriciclaggio. Contro il sequestro la difesa aveva presentato istanza di Riesame che l’aveva rigettata con ordinanza del 25 novembre 2025. È a questo punto che davanti alla Cassazione, la difesa solleva la violazione del diritto di difesa.
La Suprema Corte ha verificato gli atti e ritenuto fondata la contestazione: l’udienza davanti al Riesame si era svolta senza la presenza del difensore di fiducia. Non solo: anche l’avviso di deposito dell’ordinanza era stato notificato al legale sbagliato. Per la Cassazione, l’omessa notifica dell’avviso al difensore di fiducia «integra una nullità di ordine generale», perché «incide sul diritto di difesa dell’indagato». Da qui l’annullamento dell’ordinanza e la trasmissione degli atti al Riesame Tribunale di Brescia, che dovrà pronunciarsi nuovamente.




