Maxi truffa all’Opera di Santa Maria del Fiore a Firenze: come hanno fatto

Il ruolo centrale sarebbe quello di due fratelli italiani. Base del gruppo in un appartamento a Milano e due «spalloni» da Brescia che trasportavano i soldi
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Riciclaggio e fatture false: le immagini dell'operazione
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Emergono i primi dettagli sull’inchiesta della Procura di Brescia che ha portato all’alba di oggi, giovedì 11 dicembre, al fermo di 9 persone coinvolte in una maxi truffa milionaria ai danni anche della onlus Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.
Il giro illecito di soldi ammonterebbe a un totale di circa 30 milioni di euro, dei quali 2 sottratti all’organizzazione che si occupa della tutela e della valorizzazione di monumenti importanti, tra i quali la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni.

Chi sono i fermati

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Riciclaggio e fatture false: una perquisizione della Polizia

In manette sono finiti i fratelli Luca, 59 anni, e Daniele Bertoli, 65 anni, nati a Telgate nella Bergamasca. Poi Chunhui Hu, 44 anni, Shuzhen Hu, 71 anni, Huihui Hong, 38 anni, Weihong Xu, 31 anni, Denison Hiluku,35 anni, Iacopo Antonioli, 33 enne bergamasco di Calcinate, Abidemi Ouluwatosin Falana, 43 anni e Antonino De Salvo, 56 anni.

Come operavano i truffatori

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Il commento di Di Palma, dirigente della Squadra Mobile di Brescia

Il ruolo centrale sarebbe quello dei fratelli Bertoli – residenti tra Brescia e Bergamo – intermediari capaci di individuare i clienti, fornire proprie società cartiere intestate fittiziamente ma anche, da ultimo, di mettere in contatto gli imprenditori fruitori del servizio con alcuni cittadini cinesi che vivono a Milano, Vicenza e Prato. La base del gruppo era un appartamento di Milano, definito «vero e proprio centro di stoccaggio del denaro contante». Sul ruolo dei due fratelli, il procuratore capo di Brescia Francesco Prete specifica: «Sono effettivamente i soggetti che fungono da trait d'union in tutte queste tipologie di attività».

I due intermediari e i cittadini cinesi – ciascuno tramite le proprie società cartiere – avrebbero emesso le fatture e poi ricevuto il pagamento delle stesse, tramite bonifico bancario, su conti correnti nazionali ed esteri accesi in Cina, Lussemburgo, Polonia, Germania, Spagna, Lituania, Nigeria e Croazia. «Esponenti della comunità cinese stanno realizzando in Italia un sistema creditizio parallelo ed abusivo, ed è un dato confermato oramai da diverse indagini condotte da questa Procura della Repubblica» ha sottolineato Prete.

Il pagamento contanti sarebbe stato gravato da una percentuale per il servizio svolto oscillante tra il 2% e il 7% a favore dei cittadini cinesi e di un’ulteriore percentuale, pari al 2%, a favore dei due intermediari italiani.

Il modello «man in the middle»

Le consegne di denaro avvenivano attraverso «spalloni» che partivano da Brescia e i coinvolti utilizzavano un vero e proprio sistema di verifica, consistente nell’esibizione di un pin di riconoscimento tra loro.

  • Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura
    Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura
    Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura
    Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura
    Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
  • Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura
    Truffa milionaria: la conferenza stampa in Questura - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

La truffa seguiva il modello «man in the middle» che chi indaga spiega così: «I due intermediari italiani avrebbero collaborato con un cittadino nigeriano e con alcune cittadine cinesi alla distrazione delle somme di denaro provento della truffa perpetrata ai danni della società di diritto ceco. I due fratelli italiani dopo aver ricevuto su conti correnti esteri il denaro provento del reato lo avrebbero poi dirottato verso conti esteri nella disponibilità di una cittadina cinese. Quest’ultima, con l’ausilio di connazionali ha versato una somma in contanti ai due intermediari italiani, i quali a loro volta l’avrebbero fatta pervenire al complice nigeriano».

Il caso dell’Opera di Santa Maria del Fiore

«Nel caso della onlus di Firenze, chi ha versato il denaro era convinto di pagare il fornitore dell'opera di restauro ma in realtà stava accreditando il denaro su un Iban che fa capo all'organizzazione criminale. In questo caso l'Iban era appoggiato su una banca di Lumezzane in provincia di Brescia». È la ricostruzione del procuratore capo di Brescia Francesco Prete.

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Il blitz della Polizia

«Queste persone poi sono state monitorate e durante le indagini, quindi durante le intercettazioni, è venuto fuori il classico, purtroppo classico, sistema delle fatture false e del riciclaggio ad opera dei cinesi. Se vogliamo la truffa all'onlus dell’Opera di Santa Maria del Fiore è soltanto l'incipit da cui poi si è sviluppata l'intera indagine» le parole di Prete.

I soldi sequestrati alla cittadina cinese residente a Vicenza
I soldi sequestrati alla cittadina cinese residente a Vicenza

L’Opera di Santa Maria del Fiore in una nota ha ringraziato la Procura di Brescia «per l’importante lavoro svolto in merito a un'indagine che ci vede parte lesa, insieme ad alcuni fornitori, per un importo complessivamente pari a circa 1,4 milioni. Le indagini sono partite grazie alla denuncia fatta dall’Opera nel 2024, nell’immediatezza della truffa informatica subita».

Tutto parte da una denuncia

È di agosto 2024, la denuncia del direttore dell’opera Santa Maria del Fiore di Firenze Fabrizio Lucchetti. Racconta di aver stipulato un contratto con una società edile per lo svolgimento di alcuni lavori per l’importo complessivo di oltre un milione e mezzo di euro. Nelle indagini emerge però che truffatori hanno intercettato lo scambio di email tra l’Opera e i soggetti con cui l’ente aveva rapporti economici e il bonifico da oltre un milione 700mila euro è stato dirottato su una società legalmente rappresentata da un bresciano di Lumezzane già con numerosi precedenti.

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L'edificio in via dello Studio a Firenze che la onlus sta restaurando

Lo stesso bresciano il 27 agosto scorso viene fermato dai carabinieri mentre si trova nella filiale di una banca di Sarezzo, nel Bresciano, per richiedere lo sblocco del conto corrente della sua società. Il bresciano fa mettere a verbale di non essere in grado di fornire alcuna spiegazione in merito agli importi finiti sul suo conto corrente e specifica che erano «tutte operazioni finanziarie gestite da Antonio De Salvo», uno dei nove fermati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Brescia.

Risentito dagli inquirenti mesi dopo, il bresciano – oggi indagato – dice: «De Salvo è un amico di vecchia data e mi propose a fronte di un compenso di 50mila euro di ricevere sul conto della mia società importi di denaro da una società di Firenze per trasferirli su conti correnti terzi dicendomi che quest’operazione doveva consentire ad una società estera di De Salvo di acquistare dei terreni in Spagna. Non sapevo che il denaro fosse provento di illecita attività ma ne avevo solo il sospetto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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