«Andreatta e Martinazzoli, giganti di quella politica intesa come carità»

Pierluigi Castagnetti ricorda i due politici, al centro di un convegno in programma martedì 31 marzo a Brescia
Le figure di Martinazzoli e Andreatta al centro di un incontro a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Le figure di Martinazzoli e Andreatta al centro di un incontro a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Mino Martinazzoli e Nino Andreatta, due personalità del cattolicesimo democratico e della Dc che hanno lasciato un’impronta nella politica italiana. Entrambi la intesero come «la più alta forma di carità», per citare Paolo VI, una militanza laica cristianamente ispirata.

Se ne parla martedì a Brescia in un convegno cui interverranno tra gli altri Pierluigi Castagnetti ed Enrico Letta. In particolare Castagnetti è stato a lungo capo della segreteria politica di Martinazzoli quando questi era segretario della Dc e poi del Partito popolare (di cui anche Castagnetti è stato segretario politico). «E fu proprio Andreatta a propormi come successore di Martinazzoli», precisa. E sarà dunque interessante ascoltare il ricordo di due protagonisti che nella vita erano anche amici, quasi complementari. Due intellettuali che rifiutavano la dizione di «prestati alla politica»: si sentivano politici fino in fondo, prima che questa categoria fosse schernita. Stiamo parlando di politici profondamente legati alla lezione di Aldo Moro: «Entrambi - ricorda Castagnetti - erano segnati dal suo magistero e dalla sua attenzione al valore della parola. Per Moro la parola: è un fatto. Una volta pronunciata, produce conseguenze, genera altri fatti. Andreatta usava la parola in modo diverso: più strumentale, spesso partiva da un paradosso per scuotere l’interlocutore. Ma anche in lui c’era una fortissima intenzionalità politica nel linguaggio».

Martinazzoli, bresciano, era nato e cresciuto nella culla del cattolicesimo sociale italiano; Andreatta veniva dall’Emilia, un’esperienza altrettanto ricca nel suo carattere di «frontiera».

Personalità

Erano profondamente convinti che il cattolicesimo sociale avesse una peculiarità insopprimibile. «Sì – dice Castagnetti –, pensavano che nella tradizione del cattolicesimo democratico ci fosse una forza che andava oltre il tempo e oltre i partiti che l’hanno incarnata. Non è solo una storia di sigle. È un modo originale di pensare la politica, che nei momenti difficili torna ad essere prezioso. Quando sento parlare di nostalgia della Democrazia Cristiana – spesso da chi non l’ha vissuta – mi viene in mente un verso caro a Martinazzoli, di Giorgio Caproni: “Sono tornato laddove non ero mai stato”. È una nostalgia immaginata, non vissuta».

C’è una frase famosa di Moro quando diceva che la differenza del cattolicesimo sociale stava nello «sguardo». Non nei programmi, ma nello sguardo sulla realtà: un’intelligenza integrata dall’umanità. «Aggiungerei un’altra convinzione di Moro di cui Andreatta e Martinazzoli furono intrisi: per Moro la Democrazia Cristiana aveva la capacità di "auscultare il dorso del Paese". Significa cogliere ciò che non è immediatamente visibile. E infatti Moro aggiungeva: anche chi non ci vota si fida di noi quando governiamo, perché sa che terremo conto anche delle sue ragioni. È una lezione politica altissima».

Va ricordato che sia Martinazzoli sia Andreatta, che nella Dc erano dotati di prestigio personale più che di potere, hanno «fatto scuola». «Se si leggono le testimonianze su Andreatta emerge un fatto: non c’è alto funzionario, economista o uomo pubblico che non dica “Andreatta è stato importante per me”. Ha inciso profondamente nella costruzione dello Stato e delle sue élite».

Chiedo a Castagnetti: c’è un altro elemento che accomuna queste due figure? «Sì – è la risposta – ed è forse il più decisivo: il valore della vita. Martinazzoli diceva: "La politica è importante, ma la vita lo è di più". E Andreatta, in ambito diverso, aveva la stessa convinzione. Suo figlio ha ricordato una frase detta in famiglia: "In questa casa la vita si difende fino all’ultimo respiro". Il valore della vita è una bussola: orienta sia la politica sia l’economia. Se perdi quella bussola, rischi di diventare disumano».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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