L’alfiere di una politica ancorata alla Costituzione, mite e lenta perché riteneva che l’importante non è decidere in fretta, ma bene. Un convinto sostenitore del ruolo dei partiti come espressione di tradizioni storiche e popolari, guidati da leader e non da capi. Un realista animato però da un grande senso di speranza verso le nuove generazioni, a cui affidare il seme che aveva conservato della Democrazia cristiana per farlo fruttare. Un solitario per indole, al quale la Dc affidò l’impresa (quasi) impossibile di riformarsi, in realtà ostacolandolo.
Sono alcuni dei tratti di Mino Martinazzoli, delineati ieri a Roma nel convegno ospitato nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera. Quattrocento presenti, molti bresciani, convenuti per la presentazione del libro «Il cambiamento impossibile. Biografia di un strano democristiano», scritto da Martinazzoli con Annachiara Valle, evento promosso da Italia Viva con l’Associazione culturale Aldo Moro-Mino Martinazzoli di Castenedolo, presieduta da Gianbattista Groli. Una riedizione del volume, uscito 12 anni fa, per il decennale dalla morte del politico bresciano, rievocato da Maria Elena Boschi (capogruppo di Italia Viva alla Camera), da Paolo Corsini, dai compagni di viaggio politico nella Dc Pierluigi Castagnetti, Marco Follini e Agazio Loiero.



