Quando all’elezione del successore di Giuseppe Saragat, nel Natale del 1971, il presidente della Camera Sandro Pertini prese una scheda scottante dall’urna di vimini e lesse - prima solo mentalmente e poi fu conosciuta fino in Vietnam - «nano maledetto non sarai mai eletto», con allusione perfetta alla statura piccola del candidato Amintore Fanfani, si comprese la fine di una candidatura. Si disse che il mandante fu Andreotti, siccome perfino il comunista Paietta si rifiutò, almeno a voce, di accettare uno sgarbo del genere.
Circolavano troppa rabbia e troppi veti, Fanfani fu bruciato e il povero parlamentare bresciano, Annibale Fada, seguace strettissimo di Fanfani, seguace e gran lavoratore per l’elezione del suo capo corrente, ebbe un infarto e morì. Gli successe Mino Martinazzoli per via che il sindaco di allora, Bruno Boni tanto lo amò da indicarlo al posto di loro fanfaniani, pur essendo Mino Martinazzoli della corrente della sinistra di Base, basta che se ne andasse lontano da Brescia, con tutta la simpatia reciproca del caso. Andò così, dicono i più di ogni terra correntizia democristiana ancora oggi.



