Non ha firmato direttamente la proposta di legge. Ma tra i Comuni che hanno scelto di non scansare politicamente la questione «Padania avvelenata» ce n’è anche uno bresciano. Castenedolo ha infatti approvato una mozione di sostegno alla proposta di legge promossa da Greenpeace Italia per la riconversione degli allevamenti intensivi. È uno dei dodici Municipi italiani che hanno chiesto al Parlamento di avviare la discussione.
La proposta, a livello nazionale, è stata presentata alla Camera nel febbraio 2024 e depositata con firme trasversali: esponenti di Forza Italia, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Partito democratico, Noi Moderati. Nel tempo si sono aggiunte altre adesioni, ma il testo non è mai arrivato in Aula.
L’obiettivo
Il cuore della legge è questo: riduzione progressiva della produzione e del consumo di carne, piano di riconversione ecologica per gli allevamenti esistenti, redistribuzione dei fondi pubblici oggi concentrati sulle aziende di maggiori dimensioni. Qui il discorso diventa lombardo.

Il territorio è il baricentro nazionale della zootecnia: prima per numero di suini e bovini, filiere integrate, export lattiero-caseario e carni. È un settore che pesa sull’economia reale ma anche sul consenso politico: ha rappresentanza, associazioni strutturate, capacità di interlocuzione con Regione e governo.
La proposta di Greenpeace tocca un equilibrio consolidato: mette in discussione la concentrazione produttiva e la distribuzione delle risorse. Oggi l’80% dei fondi europei destinati all’agricoltura italiana finisce al 20% delle aziende. Negli ultimi quindici anni sono diminuite le realtà più piccole, mentre sono cresciute quelle grandi e molto grandi. La legge propone di invertire questa traiettoria, sostenendo le aziende di dimensioni minori e favorendo modelli meno intensivi.
Una questione di equilibrio
È una linea che, in Lombardia, non può essere neutra. Perché significa intervenire su un comparto che struttura territori interi: dalla Bassa bresciana al Cremonese, dal Mantovano alla pianura milanese. Significa aprire un confronto tra continuità e transizione.
Il voto di Castenedolo non cambia i numeri in Parlamento, ma incrina un silenzio territoriale. E segnala che anche nei luoghi dove la zootecnia è radicata si sta aprendo una discussione sul modello futuro. La legge, per ora, resta ferma, ma la domanda politica è sul tavolo: se la Lombardia intenda difendere l’assetto attuale senza modifiche o guidare una trasformazione prima che sia imposta da vincoli ambientali, sanitari o climatici più stringenti.




