Da autodidatta a ricercatore: la storia di Alessandro Rovetta

C’è chi arriva alla ricerca passando per l’università e chi, invece, ci inciampa quasi per caso, seguendo la curiosità. La storia di Alessandro Rovetta, classe 1990, è una di queste: vive a Bovezzo, lavora da casa come sviluppatore di app e compositore musicale, non ha lauree eppure oggi firma articoli scientifici, collabora con ricercatori internazionali e partecipa a studi clinici di rilievo.
La svolta
Tutto comincia durante il Covid, quando «arrivavano informazioni di ogni tipo» e decide di interessarsene in modo più sistematico. Una passione di fondo per la fisica e i numeri, coltivata da autodidatta, diventa qualcosa di più: Rovetta entra in contatto con ricercatori anche negli Stati Uniti e inizia a lavorare sull’infodemiologia, cioè lo studio della diffusione delle informazioni. È lì che scatta la scintilla: analizzando gli strumenti statistici usati nella ricerca si imbatte nel tema del «p-value», un indicatore molto diffuso per stabilire se un risultato sia significativo o meno.
«Mi sono chiesto come fosse possibile che un metodo così netto potesse davvero descrivere la complessità della realtà». Da quella domanda nasce un percorso di approfondimento che lo porta a scoprire criticità note da anni nella comunità scientifica, ma ancora difficili da superare, anche perché, ammette, «sono strumenti cognitivamente comodi». Comincia così un lavoro di sensibilizzazione sull’uso improprio della statistica portato avanti insieme a studiosi di livello internazionale, tra editoriali e linee guida pubblicate su riviste accademiche e un’intensa attività di revisore scientifico.
Ambito medico
Oggi Alessandro lavora come ricercatore nel campo dell’epidemiologia e della statistica applicata alla medicina e collabora con studiosi molto importanti a livello internazionale. Tra questi ci sono Sander Greenland (Ucla), considerato uno dei più influenti epidemiologi e biostatistici al mondo, e Mohammad Ali Mansournia, professore di epidemiologia e biostatistica alla Tehran University of Medical Sciences. Parallelamente si apre anche la porta della ricerca clinica: grazie all’incontro con il prof. Alessandro Vitale dell’Università di Padova entra in un gruppo impegnato in uno studio internazionale sul trapianto di fegato come possibile terapia per pazienti con tumori del colon-retto e metastasi epatiche non operabili.
«Mi occupo di metodologia – spiega – possiamo dire, tra virgolette, che faccio il metodologo», una definizione che racconta bene un percorso fuori dagli schemi, costruito senza titoli accademici, ma con studio, confronto e dedizione. E forse, in questa traiettoria c’è anche una familiarità: il padre, Angelo Rovetta, è stato per anni medico a Bovezzo, molto amato dalla comunità e ricordato da tanti cittadini. «Non avevo mai pensato di entrare in ambito medico» ammette Alessandro, eppure in qualche modo quella strada è riemersa.
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