CronacaGarda

Sul Garda è boom di affitti brevi: sempre meno case per i residenti

Sono quasi seimila le strutture extralberghiere sviluppatesi sulle sponde del lago. Comuni e Federalberghi lanciano l’allarme: «Siamo a rischio desertificazione sociale»
Una veduta aerea del lago di Garda
Una veduta aerea del lago di Garda
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A Sirmione un’anziana è stata sfrattata dalla sua abitazione in centro storico dopo 30 anni. Non perché non pagava, ma perché il proprietario aveva deciso di aprirsi al business degli affitti brevi. A Lonato da settimane una famiglia con due stipendi fatica a trovare una nuova casa dopo il mancato rinnovo del canone di affitto. Sul lago di Garda c’è un convitato di Pietra. E si chiama affitto breve.

Non è solo questione di overtourism o di mega circuiti social: ha a che fare con la stessa sopravvivenza sociale dei paesi lacustri, che sono sempre più pieni durante le stagioni e sempre più vuoti nel resto dell’anno. Non è solo una percezione. Lo confermano i dati sul mercato turistico gardesano, che negli anni si è fatto sempre più extralberghiero (quest’ambito vale ormai il 60% delle presenze, era il 53% nel 2015 (dati Istat e Confindustria).

Il dato

L’effetto è presto detto: sono calate vertiginosamente le case in affitto a lungo termine, mentre sono cresciute le locazioni stagionali. Basti pensare che a Desenzano nel 2025 le case vacanze hanno abbondantemente superato le mille unità. Nel 2023 erano 949, nel 2024 erano già cresciute a 1.068 e si sono consolidate lo scorso anno.

Le case vacanze – che offrono quasi 5mila posti letto solo a Desenzano – sono anche i primi contribuenti della tassa di soggiorno, che nella località gardesana vale 2 milioni di euro. A Sirmione – diventato uno di simboli italiani dell’iperturismo – le strutture extralberghiere sono 800, a Toscolano Maderno 608, a Manerba del Garda 442.

Quasi seimila

Nelle aree più ambite dai flussi turistici i dati sono ovunque considerevoli: Salò ospita 377 strutture extralberghiere, Gardone Riviera 234, San Felice del Benaco 217. E risalendo il lago più grande d’Italia lo scenario non cambia: a Tignale sono 447, a Tremosine 433. Secondo il report di Regione Lombardia il lago di Garda ospita la cifra monstre di 5.950 strutture extralberghiere (e solo una minima parte appartiene a campeggi o altre tipologie di alloggi).

Il diritto di ogni proprietario di decidere come e quanto affittare la propria abitazione si scontra però con un problema di desertificazione sociale e commerciale di quegli stessi comuni. Gli abitanti sono costretti ad emigrare a qualche chilometro di distanza, a cercare soluzioni alternative, a trovare una casa lontana dalle «autostrade del turismo».

Le criticità

«Se non ci sono residenti quei paesi come possono rimanere in piedi?», si chiede Alessandro Fantini di Federalberghi Brescia, che tiene a precisare come le sue perplessità non vadano ricondotte ad una competizione con gli alberghi. «L’esplosione in estate non basta. Se perdi l’anima sociale di questi paesi poi non la recuperi».

Di questo fenomeno nazionale (in Italia si registra un paradosso abitativo: circa il 30% delle abitazioni risulta non occupato ma la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili è quasi nulla) sul Garda si discute da tempo. Il Collettivo Gardesano Autonomo ha lanciato una raccolta firme per «limitare le case vacanza e difendere il diritto all’abitare».

Trovare casa sul Garda è sempre più complicato - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Trovare casa sul Garda è sempre più complicato - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La petizione

Nel documento inviato al sindaco di Desenzano e al presidente della Comunità del Garda si chiede di istituire «l’obbligo al cambiamento di destinazione d’uso entro la categoria turistico-ricettiva per tutte le attività extra-alberghiere inclusi gli affitti brevi, di disporre un blocco di nuove strutture turistiche extra-alberghiere in centro storico e nelle zone in cui si concentrano più del 70% degli annunci sulle piattaforme degli affitti brevi, di predisporre un lavoro di identificazione delle soglie di “sostenibilità urbanistica”».

La petizione chiede inoltre un censimento del patrimonio comunale utilizzabile a fini abitativi, di incrementare il patrimonio edilizio pubblico e di incentivare le locazioni a lungo termine con sgravi fiscali per chi decide di destinare una casa di sua proprietà alla residenzialità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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