Aeroporto di Montichiari: il rilancio passa da Orio

Brescia e Bergamo insieme nella cabina di pilotaggio per fare decollare il d’Annunzio in una logica di sistema integrato lombardo. L’ipotesi, emersa all’assemblea generale congiunta di Confindustria tenutasi giovedì proprio nello scalo orobico, ha preso subito quota dopo le parole del presidente degli industriali bresciani, Franco Gussalli Beretta: «Sarebbe forse ardito - ha detto - ragionare anche di una piattaforma logistica aeroportuale tra Brescia e Bergamo, con Orio vocato alla movimentazione delle persone e Montichiari dedicato al trasporto delle merci?».
Il primo a salutare con entusiasmo questa possibile, «e fattibile», alleanza dei cieli è Giovanni Sanga, numero uno della società Sacbo, che gestisce proprio l’aeroporto bergamasco. Si tratta di una apertura, del tutto inedita, che costituisce ben più che una semplice suggestione e alla quale anche la politica sta già prestando attenzione.
«Il ragionamento di partenza è molto semplice - esordisce Sanga -: dobbiamo stare dentro lo scenario mondiale dello sviluppo del traffico aeroportuale. Questo scenario ci porta a dire che nei prossimi vent’anni avremo una crescita di più del 100% dei passeggeri. In particolare dei voli da e per l’Asia. Pensiamo a quello che rappresenta l’Oriente già oggi e a quello che diventerà domani. È necessario avere la consapevolezza che c’è tutto un mondo che si sta muovendo e che è più che mai necessario essere in grado di reggere la sfida. Soprattutto per un Paese come il nostro che vanta una grande attrattività turistica, naturalistica e culturale».
Ora, la Lombardia in particolare «ha bisogno di rilanciare in modo integrato tutte le reti di cui dispone. Il fatto che Bergamo si metta in relazione con Brescia su questa riflessione è fondamentale per guardare al futuro e per continuare a stare dentro i grandi processi di innovazione e trasformazione».
Merci e passeggeri
Sanga vede in Montichiari sicuramente un hub dei cargo, ma non esclude che possa diventare «un punto di riferimento anche per i passeggeri». D’altronde il Caravaggio, cresciuto fino a diventare il terzo scalo italiano, è sostanzialmente saturo: «Quest’estate siamo stati letteralmente presi d’assalto per la nostra offerta di 150 destinazioni. E alla fine del 2024 avremo superato la quota annuale di 17 milioni di passeggeri».

A fronte di questo Sacbo ha investito circa 200 milioni di risorse proprie nell’ultimo quadriennio, ma le possibilità di ulteriore sviluppo dell’aeroporto sono poche. È quasi naturale quindi guardare a Montichiari «per la sua capacità infrastrutturale importantissima». Il d’Annunzio, lo ricordiamo, ha una pista di 2.990 metri e piazzali per la sosta adatti a ospitare contemporaneamente cinque aeromobili di grandi dimensioni.
Il presidente di Sacbo non ha dubbi: «È il futuro che ci porta a pensare congiuntamente, su due infrastrutture», al di là di «ogni dinamica e ogni operazione societaria». Anche se i conti con l’oste bisognerà pur farli: il nostro d’Annunzio, lo ricordiamo, è attualmente gestito dalla veronese Catullo, a sua volta controllata dalla Save, la società degli aeroporti veneti. «Quello che abbiamo fatto - conclude Sanga - è un ragionamento di proiezione del sistema aeroportuale che guarda al futuro. Il resto verrà da sè». Magari con il coinvolgimento di Abem, espressione delle forze produttive della Leonessa, che non vede l’ora di partecipare allo sviluppo di Montichiari.
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