Centosessanta milioni e il 49% di Acque Bresciane sono, per ora, numeri scritti in una simulazione. Per trasformarli in un nuovo assetto della società serve la politica. Ed è qui che comincia la seconda parte della partita. Il primo destinatario della relazione approvata il 6 luglio dall’Ufficio d’Ambito è il presidente della Provincia Emanuele Moraschini. Il Cda dell’Aato gli ha trasmesso il documento con una richiesta precisa: indicare le «prossime azioni da intraprendere». Non è dunque ancora partita alcuna procedura per scegliere il socio privato e non è stato deciso che la quota sarà effettivamente del 49%.
Il precedente aiuta a capire il percorso. Nel 2015 la scelta della società mista passò prima dalla proposta dell’Ufficio d’Ambito, poi dal parere favorevole della Conferenza dei Comuni e infine dal Consiglio provinciale. Nel 2022, quando la Provincia tornò sul modello di gestione, affidò ancora all’Aato il compito di predisporre gli atti da sottoporre alla Conferenza dei Comuni, chiamata a esprimere il proprio parere vincolante.
Se si procederà lungo la strada indicata oggi dall’Aato, il passaggio successivo sarà definire nel dettaglio il modello della società mista e arrivare alla selezione del partner privato. E non si tratterebbe soltanto di trovare qualcuno disposto a mettere capitale: la relazione immagina un socio industriale, chiamato ad affiancare Acque Bresciane anche sul piano operativo e finanziario. Resta poi da stabilire il valore effettivo della società. I 109,5 milioni utilizzati nelle simulazioni non sono una valutazione definitiva: l’Aato precisa che servirà una stima del capitale economico affidata a un esperto. Da quella dipenderà anche quanto capitale dovrà mettere sul tavolo il privato per ottenere la quota prevista.
Prima dei milioni e delle percentuali, insomma, viene una decisione. La relazione ha indicato la strada. Ora Provincia e Comuni devono decidere se imboccarla.




