A ciascuno le proprie gioie. Per Cornelia, madre di Tiberio e Gaio Gracco, proprio i figli erano «i suoi gioielli». Per Firenze le vere gioie sono gli immensi capolavori del Rinascimento che possiede. Per la Valcamonica, la ricchezza principale è, senza dubbio, l’acqua, unita al patrimonio naturale e paesaggistico. Lo va dicendo da tempo il presidente della Comunità montana Corrado Tomasi, che insieme ai sindaci ha intrapreso una guerra per l’acqua, divisa in più battaglie.
Una battaglia è quella dell’Ato, per la gestione autonoma, tutta camuna, del ciclo idrico integrato (il procedimento è fermo in Regione, in attesa del parere di Arera). Un’altra è per l’ottenimento del cento per cento dei canoni idroelettrici dalla Regione, risultato portato a casa a fine luglio, quando il Pirellone ha deliberato di trasferire l’intera quota dei canoni ai Comuni che ospitano impianti idroelettrici, come avviene da sempre per la Valtellina.
Percorso
Si tratta di un percorso avviato nel 2019, con la regionalizzazione delle grandi derivazioni idroelettriche, quanto la Lombardia ha trasformato in risorse dirette per i Comuni il valore dell’energia ceduta gratuitamente, per legge, dai concessionari, riconoscendo così una sorta di ritorno diretto, in forma di compensazione, ai territori che ospitano dighe, condotte e centrali. La Valcamonica possiede la fetta di gran lunga più grande di risorse che le spettano. Solo per il 2027 si parla, per i territori montani bresciani ospitanti, di un fondo da circa 57 milioni, tra canoni delle grandi derivazioni idroelettriche ed energia gratuita per le case di risposo e i centri diurni (sono qui comprese sia le quote del nuovo anno, sia gli arretrati sia i cospicui fondi arrivati dalle contenzioni vinti contro i grandi player).
E poi c’è la «madre di tutte le battaglie», come la definisce sempre Tomasi, ovvero il rinnovo delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche, che in Lombardia sono una ventina, per la gran parte camune. Il dibattito è aperto da svariati anni a livello nazionale, regionale e locale, mentre sono già scadute le prime concessioni e altre lo saranno nei prossimi anni. La Valcamonica si batte perché la Regione mandi in gara il rinnovo, almeno per le tre centrali di Edison scadute da 10-15 anni, senza ulteriori proroghe.


