Ha 28 anni e fa il magazziniere. Ha un nome e un cognome nordafricani ma parla dialetto bresciano: «Ho sempre vissuto a Gottolengo, i miei sono arrivati qui nel 1988, dieci anni prima che nascessi».
È lui il ragazzo che la sera del 12 gennio 2025 è stato accoltellato alle spalle, colpito con una bottigliata alla testa e poi con uno storditore elettrico nel piazzale del centro commerciale Redona. Per l’aggressione ai suoi danni e per una serie di altre rapine, estorsioni e violenze, due mesi dopo, sette persone sono state arrestate e ora sono a processo: quattro in abbreviato e le altre con il rito ordinario.
La testimonianza
«Mi hanno colpito alla schiena con un coltello, mi hanno reciso una vena importante e ho rischiato di morire. E oggi se mi chiedi perché proprio non te lo so dire. Io quei ragazzi non li conosco e con loro non ho avuto niente a che dire. Penso addirittura che forse mi hanno confuso con qualche altra persona». E spiega nel dettaglio: «Io vengo poco a Brescia ultimamente, girano troppi ragazzini con i coltelli. Però quella sera mio fratello più piccolo voleva andare al “No Space” e l’ho accompagnato. Ma quello è un locale per ragazzini, io ero troppo grande, mi stufavo e dopo aver bevuto un paio di drink sono sceso al kebab al piano terra, a mangiarmi un panino intanto che lo aspettavo».
L’aggressione

Mentre il 28enne è nel locale si accorge che sul piazzale c’è un giovanissimo che conosce, è il figlio di un uomo per cui ha lavorato in passato e sta discutendo animatamente con dei nordafricani: «Sono uscito dalla porta con le patatine in mano, gli ho detto di smetterla di fare i bambini e di venire con me a mangiare un panino».
E questo ha scatenato la reazione. «Ho sentito mio fratello, che nel frattempo era sceso, dire qualcosa su un coltello ma non ho fatto neppure in tempo a girarmi che mi hanno colpito. Non ho sentito subito dolore, mi è arrivata la bottigliata in testa e mi sono preoccupato per la ferita, ho fatto per allontanarmi e solo allora ho visto il sangue. Con l’adrenalina a mille sono scappato verso il retro del locale e lì mi sono accasciato». Il resto è nei verbali della Polizia. La chiamata ai soccorsi, la corsa in ospedale e il ricovero in prognosi riservata.
Oggi il magazziniere non ha né paura né sete di vendetta: «Io non ho fatto niente, e ho capito che la violenza non porta da nessuna parte. Uno di loro mi ha contattato, chiesto di ritirare la denuncia ma non sarebbe giusto, deve fare i conti con le conseguenze delle sue azioni».
La scelta
Il giovane ha scelto la sua strada: «Tutti sono capaci di fare i matti ma bisogna sapersi limitare e avere presente le conseguenze. Ho saputo poi che questi ragazzi non erano stati fatti entrare nel locale perché avevano già fatto risse e rapine. Io credo che serva un impegno comune per cambiare questa situazione, per togliere dalla strada i coltelli. Ogni volta che un ragazzo straniero commette un reato crea problemi a tutti quelli che si impegnano, studiano, lavorano e rispettano le regole, e alle loro famiglie che fanno tanti sacrifici. Non ce lo meritiamo, dobbiamo cambiare le cose».



