La provincia di Brescia, l’Agenzia del Tpl e sette istituti della Bassa bresciana hanno firmato l’accordo per introdurre la settimana corta dal prossimo anno scolastico. Ma non si tratta soltanto una riorganizzazione degli orari e dei trasporti. La settimana corta può diventare anche l’occasione per ripensare la didattica e il rapporto con gli studenti. Ne è convinto Luca Alessandri, dirigente dell’Istituto Cossali di Orzinuovi, che durante la presentazione dell’accordo tra Provincia, Agenzia Tpl e scuole della Bassa ha invitato a guardare oltre gli aspetti organizzativi.
Per Alessandrini il cambiamento ha un significato più profondo. «I ragazzi non sono più quelli di una volta», osserva il dirigente, forte di 38 anni di esperienza nella scuola. E gli istituti devono saper cambiare insieme a loro. «Se non dialoghiamo con il tempo che muta, rischiamo di diventare irrilevanti». Da qui una domanda provocatoria: perché un ragazzo dovrebbe seguire la scuola anziché TikTok? La risposta sta nella capacità di rendere l’insegnamento interessante e vicino alla realtà degli studenti.
La settimana corta potrebbe favorire anche una scuola più presente nel pomeriggio, con attività di recupero, potenziamento e sport. Oggi molti ragazzi vorrebbero parteciparvi, ma non possono perché mancano i collegamenti per tornare a casa. Il Cossali, del resto, accoglie studenti provenienti da circa quaranta Comuni. Questo significa che durante il triennio di sperimentazione sarà quindi valutato anche un rafforzamento delle corse pomeridiane.
L’obiettivo è offrire nuove opportunità non soltanto a chi incontra difficoltà, ma anche agli studenti più preparati. «Dobbiamo pensare a includere anche le eccellenze nella scuola italiana», sottolinea Alessandrini. Un’attenzione che non deve andare a scapito di chi fatica, ma che permetta anche ai più bravi di approfondire le proprie conoscenze, senza essere costretti a ripetere continuamente argomenti già acquisiti.
C’è poi il tema del benessere dei ragazzi, che potranno avere due giorni consecutivi senza lezioni, da dedicare al riposo e alla famiglia. E quello dei compiti, da ripensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale, magari trasferendo parte del lavoro direttamente a scuola.
Per Alessandrini, insomma, non si tratta soltanto di risparmiare gasolio o ottimizzare i trasporti. La sfida è rendere gli istituti più accoglienti, capaci di rispondere alle esigenze degli studenti e di restituire centralità all’istruzione.




