Ha fatto discutere la decisione della Comunità montana dell’Alto Garda di abbattere cervi, caprioli e mufloni nell’ambito dei piani di prelievo, che recepiscono le proposte formulate dal Comprensorio alpino di caccia CA8 per la stagione venatoria 2026-2027 nella Zona di Protezione Speciale «Alto Garda Bresciano». In molti si sono chiesti il perché di questa decisione. Ma la domanda che più di ogni altra è stata fatta è: chi decide quali sono gli animali da abbattere?
La competenza varia a seconda del motivo dell'intervento. La legge nazionale stabilisce il quadro generale, ma la gestione della fauna selvatica è affidata principalmente alle Regioni, che possono esercitare direttamente le proprie funzioni oppure attribuirne alcune ad altri enti, come Province, Comunità Montane o enti gestori delle aree protette. Per questo motivo, in alcuni casi si legge che è stata una Comunità Montana a deliberare un piano di abbattimento: non perché abbia un potere autonomo, ma perché esercita una competenza conferitale dalla normativa regionale.
Nel controllo del sovraffollamento l'abbattimento è disposto invece attraverso specifici piani amministrativi basati su valutazioni tecniche e per le specie invasive gli interventi seguono invece la normativa europea e nazionale sulla tutela della biodiversità.
La caccia ordinaria
Il primo caso è quello della caccia regolamentata dalla legge. Ogni anno le Regioni stabiliscono quali specie possono essere cacciate, in quali periodi e con quali limiti. Non si tratta di una decisione presa sulla base di valutazioni politiche estemporanee, ma di un percorso tecnico che parte dai censimenti della fauna.
I dati vengono raccolti dagli organismi territoriali di gestione venatoria – gli Ambiti Territoriali di Caccia (Atc) in pianura e i Comprensori Alpini (Ca) nelle aree montane – insieme a tecnici faunistici e operatori incaricati dei monitoraggi. Sulla base della consistenza delle popolazioni vengono formulate le proposte di prelievo.
Dopodiché interviene l’Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che fornisce il parere tecnico-scientifico previsto dalla normativa. L'ultima decisione spetta però alla Regione, che approva il calendario venatorio e gli eventuali piani di prelievo secondo quanto previsto dalla legge nazionale e dalla normativa regionale.
È importante ricordare che la caccia ordinaria riguarda esclusivamente le specie dichiarate cacciabili dalla legge. Non viene dunque autorizzato l'abbattimento di un singolo animale, ma viene stabilito il numero massimo di capi che possono essere prelevati in una determinata stagione, mantenendo la popolazione in uno stato ritenuto compatibile con la conservazione della specie.
Il controllo della fauna
Diverso è il caso del controllo faunistico. Qui non si parla più di attività venatoria, ma di interventi disposti per tutelare interessi pubblici. Può accadere quando una popolazione animale provoca gravi danni alle coltivazioni, aumenta il rischio di incidenti stradali, mette in difficoltà altre specie selvatiche oppure crea problemi di carattere sanitario.

L'esempio più noto è quello dei cinghiali, la cui espansione negli ultimi anni ha reso necessario intervenire in molte aree del Paese anche per limitare il rischio di diffusione della peste suina africana. In questi casi la competenza è normalmente della Regione o dell'ente individuato dalla legislazione regionale, che approva specifici piani di controllo.
Prima di autorizzare gli abbattimenti, però, la legge impone che vengano valutati i metodi alternativi, come recinzioni, dissuasori o catture. Solo quando queste soluzioni risultano inefficaci o non sufficienti rispetto agli obiettivi di tutela è possibile ricorrere all'abbattimento. Anche in questo caso il supporto tecnico scientifico dell’Ispra costituisce uno degli elementi fondamentali della procedura. A differenza della caccia, gli interventi di controllo possono essere effettuati anche fuori dal calendario venatorio, perché non rappresentano un'attività ricreativa ma una misura di gestione della fauna.
Nelle aree protette, come i parchi nazionali e regionali, si applicano regole specifiche: gli eventuali abbattimenti non rientrano nella caccia ordinaria e vengono autorizzati secondo la disciplina prevista per la gestione delle aree protette.
In situazioni eccezionali, come le emergenze sanitarie di rilievo nazionale, il Governo può inoltre nominare un Commissario straordinario con il compito di coordinare gli interventi tra amministrazioni statali, Regioni ed enti locali.
Le specie invasive
Ci sono poi le specie esotiche invasive, cioè animali introdotti dall'uomo al di fuori del loro ambiente naturale e capaci di provocare danni agli ecosistemi, alle infrastrutture o all'agricoltura. In questo caso non si parla di caccia, ma di contenimento o, quando possibile, di eradicazione.
Le regole generali sono stabilite dall'Unione europea e dalla normativa italiana, che individuano le specie invasive e fissano gli strumenti con cui affrontarle. L'attuazione concreta, però, coinvolge le amministrazioni territoriali.
Nel Bresciano c'è la questione della nutria. In Lombardia è la Regione ad approvare il Piano regionale triennale di contenimento ed eradicazione della nutria, definendo obiettivi, risorse e modalità operative. L'attuazione del piano coinvolge poi Province, Città metropolitana di Milano, Comuni, Polizia provinciale, consorzi di bonifica e operatori autorizzati, ciascuno per le competenze attribuite dalla legge regionale.
In provincia di Brescia questi interventi vengono effettuati per limitare i danni agli argini dei canali, alle opere idrauliche e alle coltivazioni agricole. Anche in questo caso gli abbattimenti non sono assimilabili alla caccia, ma costituiscono uno strumento di gestione ambientale previsto dalla normativa.
Chi può abbattere gli animali?
Un aspetto spesso trascurato riguarda chi esegue materialmente gli interventi. L’approvazione di un piano non significa che chiunque possa abbattere gli animali interessati. Le operazioni possono essere svolte soltanto dai soggetti previsti dalla legge o espressamente autorizzati: personale degli enti pubblici, Polizia provinciale, operatori formati, selecontrollori o altri soggetti individuati dai singoli piani di gestione.




