Il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso contro i provvedimenti della Regione Lombardia sulla caccia nei valichi montani che era stato presentato dalla Lac, Lega abolizione caccia, associazione il cui scopo è la tutela degli animali e dell’equilibrio ambientale attraverso azioni legali, campagne di sensibilizzazione e interventi.
La sentenza convalida la validità delle delibere approvate nel settembre 2025, che hanno individuato 23 valichi soggetti a specifica disciplina venatoria.
Il contenzioso nasce dopo una precedente decisione che aveva esteso il divieto di caccia a 475 valichi, per oltre 90 mila ettari. Con il ricorso, la Lac chiedeva di ripristinare quel quadro più restrittivo. I giudici hanno però ritenuto che «il nuovo quadro normativo statale ha radicalmente mutato i presupposti giuridici», rendendo non applicabili le precedenti interpretazioni. Per il tribunale, le scelte regionali risultano quindi coerenti con la normativa vigente. La decisione ristabilisce un assetto più circoscritto delle aree soggette a limitazioni, riportando a 23 i valichi regolati.
Le reazioni
A essere soddisfatti sono i consiglieri regionali e gli esponenti politici a favore della caccia, a partire dall’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi: «Questa sentenza conferma la solidità del lavoro svolto e la correttezza del percorso intrapreso». E aggiunge: «Regione Lombardia continuerà a mantenere un approccio fondato sulla scientificità e sulla correttezza delle valutazioni, garantendo al tempo stesso il rispetto delle norme e una gestione equilibrata del territorio».
Sulla stessa linea Carlo Bravo, secondo cui si tratta di «un risultato importante per superare una situazione di caos interpretativo. (...) Proseguiamo il nostro lavoro per tutelare le tradizioni del nostro territorio e il diritto dei cacciatori a esercitare la propria passione all'interno di un quadro di regole chiare. Gli attacchi ideologici delle minoranze e delle associazioni ambientaliste si scontrano ancora una volta con la realtà dei fatti e delle sentenze».



