Settant’anni dopo Marcinelle, il messaggio resta lo stesso: nessun lavoro può costare una vita. L’8 agosto, la giornata che dal 2001 l’Italia dedica al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, assume ora anche una dimensione europea con la volontà di istituire una giornata annuale in memoria delle vittime degli infortuni sul lavoro e per la tutela della dignità del lavoro.
Era l’8 agosto 1956 quando nel pozzo del Bois du Cazier a Marcinelle, in Belgio, persero la vita 262 lavoratori di dodici nazionalità, tra cui 136 italiani. Dietro quei numeri – come ha ricordato il ministro degli Esteri Antonio Tajani nel messaggio per l’anniversario – c’erano «nomi, volti, famiglie, speranze»: uomini partiti per cercare un futuro migliore attraverso il lavoro.
Una tragedia italiana, ma anche europea. È proprio questo il senso della nuova giornata ricordata dalla vicepresidente della Commissione europea Roxana Mînzatu: l’8 agosto diventa il momento per unire memoria e impegno sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. «Le condizioni di lavoro sono notevolmente migliorate rispetto al 1956 – ha sottolineato – ma resta ancora molto da fare». Un monito reso ancora più attuale dalle tragedie che continuano a colpire i lavoratori.
Nel Bresciano
E Brescia, territorio che del lavoro e dell’industria ha fatto una delle proprie identità, guarda a questa ricorrenza con numeri che chiedono attenzione. Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega Engineering, nei primi sei mesi del 2026 la Lombardia ha registrato 75 vittime, tre in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Di queste, 53 sono morte in occasione di lavoro e 22 in itinere. La regione resta comunque quella con il maggior numero assoluto di vittime.
Il dato più preoccupante riguarda proprio Brescia. La provincia è classificata in zona rossa per incidenza del rischio, con 24,9 morti per milione di occupati. Nei primi sei mesi dell’anno sono state 15 le vittime complessive nel territorio bresciano, secondo dato regionale dopo Milano, che ne conta 21. Ma se si guardano solo gli incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa, Brescia è la provincia lombarda con il numero più alto: 14 decessi, davanti a Milano con 13.
Numeri che ci aiutano a capire la riflessione di Mariateresa Vivaldini, europarlamentare bresciana di Fratelli d’Italia/Ecr, che proprio in questi giorni si trova a Marcinelle per le commemorazioni della tragedia del Bois du Cazier. «Una ricorrenza – ha spiegato – che considero anche un’occasione per riportare al centro del dibattito un tema che riguarda drammaticamente il nostro presente».
«Dietro i numeri ci sono le persone»
Vivaldini richiama la situazione del territorio: «Da bresciana non posso non guardare a ciò che accade nella nostra provincia. Nel 2025 Brescia ha contato 30 denunce di infortunio mortale. E i primi mesi del 2026 impongono prudenza: «Nei primi quattro mesi dell’anno le denunce mortali nel Bresciano sono state 10, il doppio delle cinque registrate nello stesso periodo del 2025, mentre le denunce complessive di infortunio sono aumentate del 7,7 per cento».
Per l’eurodeputata il punto non è soltanto nei numeri, ma nelle storie che quei numeri rappresentano: «Dietro questi numeri ci sono persone. Ci sono famiglie che hanno visto qualcuno uscire di casa per andare al lavoro e non tornare più». Una riflessione che lega il passato di Marcinelle al presente dei territori produttivi.
Brescia, sottolinea Vivaldini, «è una delle grandi province produttive italiane», una terra che ha costruito la propria storia «sulla cultura del lavoro, sull’industria, sull’impresa e sulla capacità di fare». Proprio per questo, aggiunge, deve essere anche una terra capace di costruire una cultura della sicurezza altrettanto forte.
Prevenzione, formazione, controlli e responsabilità condivisa sono le parole chiave indicate dalla parlamentare europea: «La sicurezza sul lavoro è prima di tutto una questione di civiltà e non può diventare terreno di contrapposizione ideologica». La tutela della vita, aggiunge, deve coinvolgere imprese e lavoratori, perché «un’impresa sana, moderna e competitiva è anche un’impresa che investe sulla sicurezza».
La sfida indicata da Vivaldini guarda all’Europa e all’obiettivo della «Vision Zero», arrivare cioè a zero morti sul lavoro. «Può sembrare un traguardo ambizioso – afferma – ma deve essere l’unico traguardo possibile. Non può esistere una soglia accettabile quando parliamo di vite umane».
Settant’anni dopo Marcinelle, il senso dell’8 agosto resta dunque quello di trasformare la memoria in responsabilità. Perché il lavoro continui a essere, come sancisce la Costituzione, un fondamento della Repubblica, ma senza senza che venga chiesto il prezzo più alto a chi lo svolge.




