«Nessuna paura del 5G ma effetti a lungo termine non ancora noti»

Sono sempre più visibili, più per il loro numero che per la loro mole, e destano non poche preoccupazioni nei cittadini di tutta la provincia. Si tratta delle antenne 5G, necessarie per diffondere la nuova tecnologia di telecomunicazione fondamentale per lo sviluppo di progetti come smart city o fabbriche intelligenti.
«Il 5G permette una velocità di trasmissione dei dati di gran lunga superiore rispetto alle reti del passato: se con il 4G impieghiamo ad esempio circa 40 secondi per scaricare un film da un gigabyte, con la nuova rete il tempo di attesa scende sotto la soglia del secondo - spiega Fabio Baronio, professore ordinario di Campi elettromagnetici e direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione all’Università degli Studi di Brescia -. Non solo: la latenza, quanto ci mette un segnale inviato dal nostro smartphone ad andare a destinazione e tornare indietro, si fa infinitesimale sulla carta. Si tratta quindi di una tecnologia fondamentale per l’evoluzione della società».
Perché però secondo lei desta preoccupazione?
Di certo può colpire il numero di antenne installate. Ne sono necessarie molte di più, sebbene di dimensioni più ridotte, rispetto al 4G. Si tratta perciò di una percezione.
Tra i principali dubbi c’è quello legato alla salute delle persone.
Fughiamo ogni dubbio. Il 5G nella sua forma attuale usa onde elettromagnetiche a radiofrequenza simili a quelle del 4G. Secondo l’Istituto superiore di sanità il legame fra queste onde e i tumori è improbabile. C’è di più: nel 2014 l’Organizzazione mondiale della sanità ha equiparato il pericolo a quello del mangiare verdure in salamoia.
Oltre a ciò il 5G, come le attuali tecnologie di telefonia mobile di seconda, terza e quarta generazione, non richiede segnali elettromagnetici di intensità significativa, per cui non è prevedibile alcun problema per quanto riguarda gli effetti termici noti indotti dai campi elettromagnetici. Questo è vero anche in considerazione sia della natura particolarmente restrittiva della normativa italiana, sia dei margini di cautela impliciti negli standard internazionali per la protezione dagli effetti termici.

È bene ricordare inoltre che i limiti stabiliti dalla normativa italiana sono tra i più bassi in Europa (ad esempio in Italia il limite è oggi 15 volt su metro, in Germania invece 61 V/m a frequenza 2100 MHz). Non bisogna quindi aver paura del 5G perché se tutto verrà fatto nel pieno rispetto dei limiti di legge non ci saranno rischi.
Si rende quindi necessaria una progettazione in questo senso? Come valuta l’introduzione di un Piano di governo elettromagnetico specifico per le antenne di telecomunicazione?
Questa possibilità in capo ai Comuni, prevista al punto 6 dell’articolo 8 della legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici del 2001, sarebbe di certo utile da implementare. Sul modello del piano di governo del territorio (Pgt), razionalizzerebbe l’installazione di nuovi dispositivi sul territorio, uniformando la metodologia e salvaguardando in via cautelativa le aree più sensibili come scuole e ospedali, dando indicazioni precise agli operatori sulle aree dove è possibile installare delle antenne. La Giunta Corsini nel biennio 2007-2008 aveva effettuato una mappatura ma da allora il piano non è più stato aggiornato. Molto però in questi quasi 20 anni è cambiato e andrebbe aggiornato con una maggiore frequenza.
Ma cosa serve una mappatura se le onde elettromagnetiche non fanno male?
Qui bisogna fare un distinguo. Gli effetti ad altissimi livelli di esposizione - e non è questo il caso di Brescia - possono comportare a problemi immediati alla salute. Ad oggi invece non esiste alcuna evidenza scientifica su quali siano gli effetti a lungo termine - nell’arco di 30 o 50 anni - di un’esposizione a bassi livelli. Un piano di governo elettromagnetico, un po’ come già implementato nel vicino Comune di Bergamo e come richiesto in passato anche di diversi Consigli di quartiere della nostra città, sarebbe una cautela in più, soprattutto per quelle aree ritenute più sensibili.
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