Dietro l’altare una finestra si apre su spazi preziosi e nascosti

Credi di aver visto tutto della tua chiesina di riferimento. È davanti al Pronto Soccorso. Ci sei entrato in un momento di disperazione e in seguito per ringraziare, poi di nuovo quando non sapevi più come fare e ancora dopo lo scampato pericolo.
Lì hai conosciuto la tua fragilità, imparato a lasciar scivolare via il dolore, hai chiesto, anzi implorato, il bene per chi amavi e per chi non sapevi avresti amato.
Hai preso l’abitudine, tu che non sei un modello di coerenza né di devozione, di fermarti ogni volta che ti capita di passarci davanti e, a volte, anche se non hai nulla da chiedere, allunghi il percorso per sederti qualche minuto di fianco a quel Gesù crocifisso con cui parli come nei film di Don Camillo.
Gli fai tante domande, di molte delle quali sai la risposta, di altre, le più importanti, no. Intanto ti guardi intorno e a furia di guardare ti sei illuso di detenere ogni segreto dell’edificio. Invece ti sei sbagliato.
Un giorno lì dentro incontri un vecchio amico e lui ti indica la finestra con la grata che c’è dietro l’altare e ti chiede se sai cosa c’è dietro. Rispondi di sì e intanto chiedi perdono al Signore per aver detto una bugia in casa sua.
L’amico ti conduce a una porta. La superi e arrivi nella stanza dietro l’altare, dove c’è il coro delle Orsoline, che, vivendo in clausura, da qui seguivano le funzioni religiose. Oltre un’altra porta c’è un’altra sorpresa: un antico chiostro, deserto e silenzioso. Bianchi archi di pietra illuminati dal sole del tardo pomeriggio circondano un prato su cui sono cresciuti due alberi.
Sulle pareti del portico affreschi grattati via in un gesto iconoclasta che in questo caso chiede allo spettatore di aggiungere immaginazione alla contemplazione. Ecco che ciò che credevi di conoscere in ogni dettaglio in realtà non lo conoscevi affatto.
Hai peccato di superficialità, hai pensato di saper osservare meglio degli altri e a quel punto hai smarrito la capacità di vedere una finestra che è stata per decenni sotto il tuo sguardo presuntuoso. E non ti sei nemmeno accorto che la chiesa continuava dietro l’altare.
Non hai considerato i volumi né sei stato in grado di attraversare i muri con la mente. Così hai perso il vero cuore di questo luogo, un chiostro non oscuro ma splendente, che non si trova oltre porte sbarrate bensì oltre porte che non hai cercato. Torni alla tua panca di fianco al crocefisso.
La scoperta ti ha destabilizzato. Ma come, non eri quello che capiva tutto, che entrava in un luogo e ne coglieva l’essenza? No, non lo eri. Confessi a Gesù che ti senti confuso. Non puoi accusarlo di averti nascosto la finestra, perché dovevi notarla da te. Il mistero che ti è stato rivelato non era affatto un mistero: è sempre stato davanti ai tuoi occhi per dimostrarti che uno pieno di sé come te merita una realtà svuotata e che il bello gli venga negato.
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