Chi non trema di fronte a un leone che ruggisce?

C’era una volta un leone su un ponte insieme ai suoi tre fratelli. Non faceva nulla di male, poiché era una scultura in marmo e infatti stava lì immobile, come di solito fa una statua di pietra. Lo puoi insultare, osannare, sbeffeggiare e lui continua a fissare l’orizzonte con eleganza e nobiltà. Il Ponte, detto appunto dei Leoni, si trova a Monza e le quattro sculture, due a un’estremità e due all’altra del passaggio sul fiume Lambro, fungono da simboliche sentinelle di una delle vie principali del centro e, per estensione, della città stessa.
Ebbene, qualcuno, per festeggiare l’anno nuovo, ha pensato di deturpare uno di quei poveri animali. Che modo di lasciare il segno è mai questo? Fosse anche la più brutta delle opere (e non è questo il caso), che c’è di creativo nello spaccare il muso pacifico di un innocuo felino di pietra? È una sorta di firma che appone chi non è in grado di creare qualcosa di più originale di un danno? Come tutti sanno questi maestosi mammiferi scolpiti sono spesso posizionati in luoghi importanti, come muti guardiani. Perché devono essere vittime di molestie irrispettose dell’ambiente, proprio come accade ai loro parenti vivi?
Chi offende e danneggia un’opera d’arte consideri due fatti: primo, essa è frutto di lavoro e pensiero altrui e per la sua tutela e conservazione vengono stanziati fondi (e i restauri degli atti vandalici necessitano di impiego di ulteriore denaro).
Secondo, l’autore ha pagato il prezzo che costa il talento, che non è gratis per nessuno. Costa tempo, disciplina, sbagli, a volte costa l’intera vita. Gli occhi di quel leone di pietra, il suo muso, la sua criniera sono il risultato di un percorso.
Se lo disprezzi o non lo capisci o non t’interessa è meglio che prendi da esso distanza psichica e fisica, anzi che te ne dimentichi del tutto. Se proprio devi devastare qualcosa comincia pure da casa tua.
Esposta alle ingiurie delle anime senza talento, l’arte è un concetto sempre più ampio di quanto s’immagini. Per quanto le si possa sottrarre, essa è nata per moltiplicare e moltiplicarsi. Nascerà sempre un nuovo artista e sempre ci saranno leoni o chi per essi a testimoniare orgoglio e forza in modo non violento.
Sappiate che i quattro fratelli monzesi hanno due cugini bresciani, posti all’ingresso della chiesa di Santa Maria Assunta a Gussago, anch’essi opera ottocentesca di Antonio Tantardini. Sulla base di una delle sculture appare una scritta in latino: «Leo rugiet quis non timebit?» (Chi non ha paura di un leone che ruggisce?).
Si tratta di una citazione biblica. Fare i bulli davanti al leone che non ruggisce è da codardi, rispettare il suo immobile silenzio è un modo per credere ancora che il mondo possa essere non si dice fantastico, ma almeno decente.
Ripartiamo dalla decenza. Il resto potrebbe (visti i tempi il condizionale è d’obbligo) venire da sé.
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