Un macabro Martedì Grasso: il «Trionfo della Morte» a Bienno e Breno

La Grande Livellatrice si trova in tre rappresentazioni macabre e grottesche di grande impatto presenti in Valcamonica
Il Trionfo della Morte dell’Oratorio del Suffragio a Bienno
Il Trionfo della Morte dell’Oratorio del Suffragio a Bienno
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Carnevale ha un lato grottesco e per certi versi macabro. C’è un che di infernale e insieme di liberatorio in questa celebrazione pagana e proprio in ciò risiede il suo lato più affascinante. Non è un caso che le maschere più note rappresentino ogni ceto sociale, in un evento per sua natura democratico, che ha come scopo quello di ridere e deridere, ma anche di esorcizzare, attraverso il divertimento e gli eccessi, una paura che abbiamo tutti: quella della Morte, colei che pareggia tutti, senza distinzione.

Il carnevale è una delle sue feste. Il tema del Trionfo della Morte è testimoniato, tra i molti esempi, in tre rappresentazioni di grande impatto presenti in Valle Camonica, due a Bienno e una a Breno.

L’Oratorio del Suffragio, noto anche come chiesa di Santa Geltrude (Comensoli, religiosa biennese di fine Ottocento) e costruito nella seconda metà del Seicento, è decorato con affreschi dei primi del secolo successivo, in uno dei quali la Morte è un arciere su un cavallo le cui zampe schiacciano ossa miste a simboli di potere e denaro, mentre il Tempo, seduto su un monumento antico, suona la lira e guarda i cadaveri di adulti e persino bambini.

Quattrocentesca è la rappresentazione della Morte nella chiesa di Santa Maria Annunciata o «degli Orti», chiamata così poiché in origine era fuori dal paese (dove c’erano gli orti, appunto), mentre ora è in centro. Anche qui la Grande Livellatrice, stavolta a piedi, è armata di arco e sta colpendo persone di ogni estrazione (un prete, un monaco, un papa, un giovane, una nobildonna e due anziani) in fila davanti a lei per impetrare una clemenza che non arriverà. Le frecce colpiscono inesorabili i questuanti. L’opera è in un cupo e moderno bianco e nero, come a dire che la Morte uniforma tutto, colori inclusi.

Conservata nel Museo Camuno di Breno è una scena di analogo argomento dipinta nel XVI secolo. Il supporto in questo caso è una pietra di color giallo-ocra. Il Tristo Mietitore sta in piedi su un carro nero trainato da bufali neri e brandisce la classica falce con la quale abbatte vegetali e persone. Sotto le ruote ci sono Re, Papa e gente del Popolo, tutti ugualmente piallati.

Il dato comune a tutte e tre le opere è, oltre al buio incombente e all’aspetto di scheletro della Nera Signora, la simbologia che illustra in modo plateale la professionalità della Dispensatrice di Trapassi e l’universalità del suo agire, che non tiene conto né di fama né di ricchezza e nemmeno di povertà e sofferenza. Siamo di fronte a scene degne di un carro allegorico e nell’ultimo caso la Morte viaggia appunto sopra un carro.

Lei non ha necessità di camuffarsi o travestirsi. Chi lo fa sono altri e non necessariamente indossano abiti da Martedì Grasso. Lei lo sa, noi dovremmo impararlo. «La vita ti mostrerà maschere che sono degne di tutti i tuoi carnevali» (Ralph Waldo Emerson).

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