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Dietro le quinte: come gli studenti hanno imparato a fidarsi della propria voce con Doha Debates

Grazie alla partecipazione alle Simulazioni ONU durante gli anni del liceo, Dahlia Al-Ansari ha dato voce alle esigenze del Paese da lei rappresentato. Tuttavia, quando lo scorso luglio Doha Debates l'ha invitata a un dibattito pubblico a Toronto, Dalia si è trovata di fronte a una sfida insolita: condividere le proprie opinioni su una questione di attualità.

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Students from Qatar, Canada and Mexico during their visit to the University of Toronto as part of the Doha Debates Town Hall experience in Canada. (Photo: AETOSWire)

Students from Qatar, Canada and Mexico during their visit to the University of Toronto as part of the Doha Debates Town Hall experience in Canada. (Photo: AETOSWire)

Al-Ansari, 18 anni, studentessa di scienze biologiche presso la Carnegie Mellon University in Qatar, non aveva viaggiato per sostenere una tesi specifica; al contrario, una volta giunta a destinazione capisce di essere lì per pensare in modo critico, esprimere il proprio punto di vista e rimanere aperta a prospettive diverse.

Questo cambiamento la costringe ad avventurarsi in acque inesplorate e ad affermare di essere "felice che sia avvenuto. Mi sta dimostrando quanto sia importante parlare per me stessa".

Al-Ansari era una dei 20 studenti e studentesse provenienti dal Qatar, dal Canada e dal Messico che hanno trascorso giornate illuminanti ricche di dibattiti dal vivo. L'incontro pubblico intitolato "Football fandom: Community or commodity?" ha permesso di approfondire il tema dell'impatto dei grandi capitali sulle tifoserie calcistiche. Il gruppo di studenti e gli ospiti Shireen Ahmed, David Goldblatt e Kely Nascimento si sono chiesti se i potenti investitori abbiano corrotto il calcio e i suoi tifosi o, al contrario, abbiano conferito a questo sport una nuova dimensione di portata globale.

L'incontro pubblico, frutto della collaborazione tra Doha Debates e l'iniziativa Years of Culture del Qatar, ha riunito i giovani dei paesi partner di quest'anno per un confronto aperto con culture diverse. Dal 2012, Years of Culture è dedita allo sviluppo di relazioni durature attraverso lo scambio culturale.

Sebbene la loro preparazione abbia riguardato sia le tecniche di dibattito che in confronti incentrati sul calcio, molti studenti hanno affermato che il risultato più prezioso è stato imparare a fidarsi della propria voce di fronte a opinioni contrastanti.

Per J Lina El Zeini , studentessa di economia internazionale alla Georgetown University, questa consapevolezza le ha permesso di superare i dubbi su di sé. "All'inizio ho avuto difficoltà. Ero nervosa, mi sono più volte impappinata e mi sentivo come se avessi combinato un pasticcio", ha affermato la ventenne palestinese canadese. Al termine del dibattito, le cose erano cambiate: "Non solo avevo acquisito maggiore sicurezza nel parlare in pubblico, ma avevo anche capito che la mia voce ha un valore e che il confronto è qualcosa a cui non voglio rinunciare", ha proseguito.

Le trasformazioni degli studenti, a quanto pare, non sono state casuali, ma programmate. Il loro percorso precedente al dibattito è stato volutamente strutturato per aiutarli a gestire lo stress, a destreggiarsi tra opinioni diverse e ad acquisire sicurezza.

Per Ayaan Khan , studente ventenne dell'Università di Toronto, la trasformazione consisteva nel presentarsi "non come qualcuno che cerca la risposta perfetta, ma come una persona pronta a impegnarsi, contribuire e crescere al fianco degli altri".

Una volta giunti al Terminal Theatre di Toronto l'8 luglio, gli studenti avevano trascorso giorni a esercitarsi su come interagire al di là delle differenze e a parlare secondo le proprie convinzioni personali. Con le telecamere e le luci accese, ciò che facevano era ascoltare attentamente, condividere le proprie opinioni e abbandonare gradualmente abitudini di conversazione ben radicate nel tempo.

Quando è arrivato il suo turno, Al-Ansari ha avvertito quel vecchio istinto di ricorrere a un copione già scritto, ma ha resistito. "Ho deciso di dire ciò a cui avevo pensato negli ultimi tre minuti", ha dichiarato.

Anche El Zeini ha vissuto una svolta simile che l’ha portata a trovare il proprio ritmo: "Il riscontro straordinariamente positivo che ho ricevuto dal pubblico ha confermato ciò a cui voglio restare fedele", ha detto. "Parla di ciò che ritieni giusto e confida nel fatto che gli altri ti seguiranno".

L'esperienza si è tradotta in puro entusiasmo per Jose Emiliano , uno studente messicano di scienze politiche presso la Carleton University di Ottawa. Dopo il dibattito, quando gli è stato chiesto di valutare la sua disponibilità a uscire dalla sua zona di comfort su una scala da uno a cinque, non ha esitato: "Cinque".

L'episodio completo del dibattito pubblico è ora disponibile sui canali YouTube di Doha Debates e Al Jazeera English.

Informazioni

Doha Debates coinvolge un gruppo di persone all'avanguardia, intellettualmente curiose e alla ricerca della verità, per discutere in modo costruttivo delle differenze al fine di costruire un futuro migliore. Diamo importanza all'unità piuttosto che alla divisione, incoraggiando conversazioni che ci uniscano anziché separarci.

Doha Debates

Sito web: DohaDebates.com
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Instagram: @DohaDebates
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Fonte: AETOSWire

Sumi Alkebsi
Direttore Comunicazione e Marketing
salkebsi@dohadebates.com



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