L’obiettivo è virtuosamente ambizioso: zero morti per incidenti stradali sulle strade europee nel 2050. Per centrarlo servono volontà politica, risorse adeguate, strumentazioni tecniche, comportamenti personali in linea e, prima ancora, un netto cambio di mentalità. La meta è indicata, il percorso è da definire: ieri, da Brescia, è venuto un importante contributo, peraltro in linea con altri già forniti negli anni passati. Si è infatti svolta nel Salone Vanvitelliano della Loggia, con interventi esterni via web, la seconda Conferenza internazionale sulla sicurezza stradale, promossa dall’Università degli Studi di Brescia con il Cescam (Centro studi città amica per la sicurezza nella mobilità), l’Aiit (Associazione italiana per l’ingegneria del traffico e dei trasporti), l’Automobile Club Brescia e la società 1000 Miglia.
Nell’occasione, dopo l’introduzione del rettore Maurizio Tira, rappresentanti delle istituzioni e tecnici hanno fatto il punto della situazione, dai diversi punti di vista, nel percorso di elaborazione del Piano nazionale della sicurezza stradale, che fa capo al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, così come è stato «rinominato» dall’arrivo, con il Governo Draghi, del nuovo titolare del dicastero, il professor Enrico Giovannini. E proprio il ministro ha inquadrato gli obiettivi del piano e gli strumenti per raggiungerli: «Se vogliamo abbattere il tasso di incidentalità, dopo che abbiamo "bucato" l’impegno di tagliarlo del 50% entro il 2020, dobbiamo puntare su varie leve. Molto passa dalla qualità delle nostre strade, per migliorare la quale occorrono maggiori investimenti: cercheremo di invertire la rotta, a partire dal miliardo abbondante destinato alle Province, ma vanno sostenute anche le città in progetti di mobilità sostenibile. Si deve prestare particolare attenzione all’incidentalità di pedoni e ciclisti, migliorando i comportamenti degli utenti delle strade e riducendo i rischi con interventi strutturali (ad esempio le ciclabili). Bisogna essere rigorosi rispetto ai comportamenti alla guida (in particolare per l’uso del cellulare) ed insistere sul coinvolgimento attivo di chi è al volante. Ancora: seguendo l’evoluzione tecnologica delle vetture, bisogna puntare su una mobilità più sostenibile e più orientata sui servizi pubblici; per questo nel Pnrr ci saranno fondi per il rinnovo e il potenziamento delle flotte del trasporto locale. Infine ricordo la recente approvazione del decreto che abbassa da 300 a 100 addetti il limite oltre il quale un’azienda deve redigere il piano spostamenti casa-lavoro dei dipendenti e nominare il mobility manager aziendale».
Ma chiedono anche risorse adeguate. A tal proposito Galperti ha chiesto una «svolta sostanziale: servono fondi per i controlli preventivi e la manutenzione delle strade, molte delle quali sono in territorio montano e spesso sono colpite da fenomeni di dissesto idrogeologico». Non vanno poi dimenticate la leva educativa e quella delle sanzioni. Come ha rilevato il presidente del Tribunale, Vittorio Masia, «l’aumento delle pene derivato dalla riscrittura di alcune norme del Codice non ha determinato comportamenti più virtuosi al volante. Serve un impatto special-preventivo, servono tempi più stringenti per i processi penali e quelli civili, magari insistendo sulla sospensione e revoca della patente». Il percorso è avviato, il 2050 non è poi così lontano: l’obiettivo zero morti è una sfida da raccogliere adesso.



