Qualcuno si è fatto ascoltare in procura dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione indagini, altri hanno presentato memoria scritta. Il sostituto procuratore Benedetta Callea non ha però cambiato idea e ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti i dieci coinvolti nell’inchiesta sui video hard di una dottoressa bresciana, che da privati quali dovevano rimanere, sono diventati virali, passando di chat in chat.
A Brescia, ma anche in altre zone d’Italia. Per arrivare addirittura in Sud America.




