Brescia e Hinterland

Ucraina, le badanti: «Possono arruolarci in ogni momento»

Le ucraine a Brescia temono di essere richiamate al fronte, dopo che Zelensky ha firmato il decreto per i riservisti tra i 18 e i 60 anni
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LE VOCI DELLE DONNE UCRAINE

Il monumento più alto e più importante dell’Ucraina si trova a Kiev, la capitale. È il «Monumento alla Madrepatria» e raffigura una donna con una spada in una mano e lo scudo nell’altra, entrambi sollevati verso il cielo. Le donne al fronte non sono una novità per il Paese dell’Europa orientale e già molte, in queste ore, sono state richiamate al fronte in Ucraina.

Un timore che serpeggia anche tra le molte immigrate ucraine che vivono in Italia. Hanno paura di dover tornare perché, dopo i riservisti dell’esercito, tocca a loro. Olga, da dieci anni a Brescia, è nell’elenco delle riserviste. Ne fa parte da quando era ventenne. «Qui ho casa, lavoro, la mia famiglia. Tornare, adesso, sarebbe una tragedia che si aggiunge alla tragedia» afferma.

L’Ucraina inizia a richiamare in servizio i propri riservisti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato un decreto che prevede l’arruolamento in servizio dei riservisti dai 18 ai 60 anni. Lo riporta un post su Facebook del Comando Supremo delle forze armate dell’Ucraina. La chiamata è iniziata mercoledì, la durata massima del servizio è di un anno. Secondo fonti internazionali, si stima che vi siano circa 900mila persone nella riserva delle forze armate ucraine, senza distinzione di sesso.

Le testimonianze

«Per chi vive nella zona della capitale, le esercitazioni andavano avanti da tempo nell’ambito del battaglione di difesa territoriale che si ritrovava nei boschi intorno a Kiev - racconta Jiulia -. Altri hanno iniziato da poco, come mia sorella e i miei nipoti, partecipando agli incontri promossi dai volontari dei quartieri e dei distretti. Anch’io ho fatto il servizio militare e potrei essere richiamata. Ho appena quarant’anni e anche se sono lontana dall’Ucraina da tempo, nel mio Paese ci sono forze speciali pronte per insegnarci ad assemblare un fucile, caricare le munizioni e mirare a un bersaglio». La voce di Julia si incrina e capiamo che lei vorrebbe essere a casa sua, nella sua terra, a combattere contro gli invasori. È combattuta, Julia. Come lo sono le migliaia di ucraine - circa 6.500 le donne sulle ottomila presenze nel Bresciano - che qui vivono una vita a metà.

Le donne al fronte

Chi sono le donne al fronte? «Sono persone mosse da molte ragioni: chi non voleva essere spettatrice della tragedia, chi ha seguito il proprio marito. Chi, banalmente, aveva bisogno di soldi e non trovava altro lavoro, anche se guadagnano al massimo 300 euro, molto meno degli uomini». Una legge recente ha reso obbligatoria per tutti gli abitanti, dai diciotto ai sessant’anni, l’iscrizione all’elenco speciale dell’esercito ucraino. Chi non si è iscritto rischia di pagare una multa molto salata.

Antonina, che ha appena parlato con la sua famiglia che vive a pochi chilometri da Leopoli, città a sua volta poco distante dal confine con la Polonia, racconta che i russi «hanno bombardato l’aeroporto, i ponti e le zone militari». «Per ora - continua - non hanno attaccato la popolazione civile, almeno nella nostra zona. Ma c’è il terrore e molti cercano una via di fuga, anche per evitare di combattere in una guerra senza senso. Perché è vero che, per ora, richiamano a combattere i riservisti, persone già addestrate. Ma se la guerra dovesse continuare, tutti noi potremmo essere chiamati al fronte».

Il fratello di Antonina e la sua famiglia vivono a Leopoli. La figlia di Tetiana e i suoi sei nipoti - il genero è stato ucciso nel Donbass - vivono a Dnepr, la città in cui ieri mattina alle 5,58 ci sono state le prime esplosioni. Gaia ha lasciato a casa il marito e i figli. «Sto guardando i filmati su internet. Vedo che a San Pietroburgo a migliaia sono scesi in piazza contro la guerra. Credo che Putin accoglierà la notizia con un ghigno beffardo» afferma Tonia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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