Sono entrati più volte, scendendo e salendo le scale, nel locale in cui è contenuto il serbatoio di azoto liquido: probabilmente non riuscivano a effettuare il rifornimento e c'era bisogno di smuovere qualche valvola. Poi sono scesi un'ultima volta e non sono riusciti più a uscire. Avevano la visiera, ma non il respiratore.
Nell'indagini le quattro persone iscritte nel registro degli indagati sono legali rappresentanti e amministratori di due aziende, Sol e Autotrasporti Pè di Costa Volpino (Bergamo). Le iscrizioni sono atti di garanzia per procedere con gli accertamenti tecnici irripetibili nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Paolo Filippini, in particolare sull'autocisterna e sul serbatoio di azoto, e per l'autopsia. Intanto sono arrivate le prime informative dei carabinieri, gli atti del sequestro dell'autocisterna e del serbatoio e anche le immagini della telecamera.
È presumibile che possa essersi verificato qualche problema o anomalia, mentre i due si apprestavano a rifornire il serbatoio e per questo sono scesi più volte, sempre senza maschere protettive, fino a che, a causa di una fuoriuscita dell'azoto, non sono più riusciti a risalire. Si vede, tra l'altro, che uno dei due, quando scende per la prima volta, scavalca il cancello chiuso di accesso alle scale e poi poco dopo l'altro operaio lo apre.
Tra i molti aspetti da verificare, oltre ai profili di sicurezza e di formazione dei lavoratori, ci sono anche i sistemi di allarme e se hanno funzionato a dovere, soprattutto in relazione alla fuga di azoto.



