Addio a Emanuele e Jagdeep, uccisi da un getto di azoto liquido

Altre volte insieme avevano compiuto quelle manovre. Un’operazione certamente pericolosa, ma Emanuele Zanin e il collega Jagdeep Singh sapevano come comportarsi. Il primo era più esperto, mentre il secondo aveva iniziato questo lavoro da una settimana, dopo aver ottenuto l’abilitazione. Residenti entrambi nel Bresciano e dipendenti della camuna Autotrasporti Giuseppe Pe con sedi anche a Costa Volpino, trasportavano e trattavano azoto liquido. Che ieri però li ha investiti, uccidendoli a causa delle ustioni da congelamento provocate dal fluido criogenico, che arriva a temperatura anche di 200 gradi sotto zero.
I due operai bresciani sono stati trovati a terra, ormai senza vita, in fondo ad un locale a cielo aperto, una sorta di incavo, mentre l'autocisterna era stata collocata a fianco del serbatoio. A lanciare l’allarme, un addetto agli impianti che ha visto i corpi sulla scaletta del seminterrato. Emanuele Zanin e Jagdeep Singh erano cianotici. Cosa sia accaduto nei laboratori del campus universitario collegato all’ospedale Humanitas a Pieve Emanuele, in provincia di Milano, resta un mistero. La Procura milanese ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo al momento a carico di ignoti e coordinata dall'aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Paolo Filippini che hanno disposto l’autopsia sui due corpi.
Emanuele Zanin, 46 anni

Totale incredulità. È questo lo stato d’animo che si tocca con mano a Molinetto la frazione di Mazzano dove viveva Emanuele Zanin, 46 anni compiuti a giugno. La moglie Roberta Lorenzetti ha saputo della morte del marito alcune ore dopo che la notizia era già stata battuta dai vari telegiornali e testate giornalistiche, mentre la accompagnavano sul luogo dove si è consumato il dramma. Una tragedia troppo grande anche per i due figli, un ragazzo che frequenta la prima superiore e una ragazzina che ha iniziato la prima media.
«Era un uomo molto capace e assolutamente meticoloso, che conosceva a fondo il proprio mestiere, anche perché lo faceva da molto tempo. Era un operaio capace di valutare ogni situazione, non mi capacito di quanto è successo». Sono le parole attonite e appena sussurrate dalla suocera, perché i due ragazzi ieri nel tardo pomeriggio ancora non sapevano che il loro papà non c’era più.
Jagdeep Singh, 42 anni

L’uomo, di origini indiane, aveva da poco compiuto 42 anni (era nato in India il 29 agosto 1979) e risiedeva in Valcamonica da oltre sedici anni, dapprima nel comune di Malonno e, negli ultimi giorni, a Piancogno. Lui e la sua famiglia erano ben integrati in paese, erano conosciuti ed erano stimati da chi aveva l’occasione di frequentarli. Padre di due bambini, uno di tre anni iscritto alla scuola materna e uno di undici che è alle medie, Jagdeep Singh ha lavorato come operaio per alcuni anni in un’azienda di Malonno del settore edile. Negli ultimi mesi aveva deciso di trasferirsi in bassa Valle, dove aveva comprato la sua prima casa.
Era felice, perché dare un’abitazione stabile e di proprietà alla sua famiglia lo riempiva d’orgoglio. Non solo, in occasione del cambio di residenza, avvenuto il 20 settembre, aveva trovato anche un nuovo lavoro come camionista per la Autotrasporti Giuseppe Pe di Costa Volpino, dove aveva iniziato da pochissimi giorni. Per fare questo aveva partecipato a dei corsi, fatto un esame e ottenuto la certificazione Cqc.
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