Brescia e Hinterland

Uccise il ladro, alla base una «cultura giustizialista»

Lo scrive il presidente della Corte d'Assise Roberto Spanò nelle motivazioni della condanna
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Mirco Franzoni in aula - Foto di repertorio  © www.giornaledibrescia.it
Mirco Franzoni in aula - Foto di repertorio © www.giornaledibrescia.it

«Nel decidere di affrontare i ladri con un fucile Mirco Franzoni ha posto in essere un'azione gravemente azzardata di stampo venatorio, probabilmente indotta dalla consuetudine e dimestichezza con l'uso delle armi e forse anche, da un autoctono fattore culturale giustizialista».

Lo scrive il presidente della Corte d'Assise Roberto Spanò nelle motivazioni della condanna a nove anni e quattro mesi nei confronti del 33enne che il 14 dicembre 2013 a Serle uccise in strada il ladro di origini albanesi Eduard Ndoj che qualche ora prima entrato a casa del fratello.
«Tra  le certezze emerse - scrive la Corte - c'è che Mirco Franzoni quella sera ha esploso non un colpo di fucile, bensì due». Il primo porobailmente in aria per spaventare i ladri in fuga e il secondo all'indirzzio di Ndoj.

Il 33enne di Serle si è sempre difeso: «Non volevo uccidere, è partito un colpo». Ma per i giudici la tesi definsiva del «colpo accidentale» non ha retto di fronte agli atti rpocessulai. 

«Il primo e fondamentale dato che smentisce la tesi dell'incidente - si legge nelle motivazioni - è quello della tipologia di ferita. Franzoni - secondo i giudici - ha agito in una situazione che rendeva evidente la necessità di un intervento dei carabinieri e con un impulso bellicoso autoreferenziale disancorato da una disamina ragionata della realtà».

Infine l'ultima valutazione: «Franzoni nel compiere uan valutazione tra due interessi, il recupero della refurtiva di cui perlatro non era il titolare e l'intergrità fisica della vittima, ha consapevolmente privilegiato il primo a discapito del secondo, trascurando l'abissale divario esistente tra valori per loro natura non assimilabili e finendo così con il sopprimere una vita umana».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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