Brescia e Hinterland

Toto assessori, il Pd non media con Castelletti: vuole 6 poltrone

Il gruppo degli eletti dem appoggia le segreterie Zanardi: «Non consideriamo neppure altre alternative»
Il sindaco Laura Castelletti e il segretario provinciale del Pd Michele Zanardi - Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
Il sindaco Laura Castelletti e il segretario provinciale del Pd Michele Zanardi - Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Più che una prova di forza, sembra una prova di pazienza. Nel contenuto e nella forma: «Nella riunione, il nuovo gruppo consiliare del Pd ha manifestato pieno sostegno alla linea tenuta dai segretari cittadino e provinciale durante le consultazioni con la sindaca per la formazione della Giunta e unanime condivisioni delle posizioni espresse». Tradotto: i dem in Loggia vogliono sei incarichi, cinque assessorati e la presidenza del Consiglio comunale.

Il verdetto del vertice andato in scena nel tardo pomeriggio di ieri è affidato a una nota stampa stringata come lo spazio della trattativa che sembra - almeno in questa prima fase - non essere neppure all’ordine del giorno. Niente piani «b», niente controproposte, nessun passo verso Laura Castelletti che aveva invece prospettato all’azionista di maggioranza relativa della coalizione quattro incarichi di Giunta.

Trattativa in fumo

C’è chi pensa che sia un bluff e bolla come «impossibile» lo scenario che vede un Pd agguerrito al punto da tirare la corda rischiando lo scontro. Ma il segretario provinciale Michele Zanardi è tanto granitico quanto schietto: «La nostra posizione è chiara. Non consideriamo neppure altre alternative».

Anche per questo lui e il coordinatore cittadino Tommaso Gaglia si aspettano un nuovo confronto con Castelletti, per «riportare la posizione del gruppo». Incontro che, a ieri sera però, in agenda non era fissato. L’orientamento della prima cittadina (che non si aspettava certo un muro contro muro) era infatti originariamente di arrivare alla quadratura del cerchio a inizio settimana, così da convocare direttamente i rappresentanti che comporranno la sua squadra per presentarli alla città mercoledì, prima del ponte del 2 giugno. A questo punto, però, il cronoprogramma rischia di saltare. Gli occhiali con cui chi era presente rilegge questa storia sono differenti. Ma tutte le versioni poggiano sullo stesso incipit: «Il Pd ha ceduto la poltrona del sindaco e, con generosità, ha accettato la formazione di tante liste civiche: è evidente che la civica Castelletti abbia inglobato buona parte di voti di casa nostra». Lettura che la civica non condivide affatto.

Manovre

Tra le tante verità c’è quella che il partito di maggioranza è una pentola a pressione (o, come piace dire ai veterani, «è un contenitore delicatissimo»). Se Castelletti cederà su tutta la linea, lasciando ai dem sei posti, risolverà loro non pochi problemi interni, specie quelli fra le diverse correnti (Schlein-Bonaccini in primis, Manzoni-Muchetti poi). Oltre ai blindati Federico Manzoni e Valter Muchetti, a garantirsi il seggio sarebbero così Anna Frattini, Camilla Bianchi, ma anche Roberto Cammarata, mentre a Roberto Rossini potrebbe andare la presidenza dell’Aula.

Le più preferenziate: Anna Frattini e Camilla Bianchi - © www.giornaledibrescia.it
Le più preferenziate: Anna Frattini e Camilla Bianchi - © www.giornaledibrescia.it

Se così fosse, è però anche certo che il raggio d’azione del sindaco sarebbe notevolmente ridimensionato, con il rischio che lo spazio di rappresentanza per le liste più piccole verrebbe raso al suolo. Insomma, i dem «fanno i duri» come suggerisce qualcuno. Ricordando che, alla fine, è il sindaco e il sindaco soltanto che firma gli incarichi. E che «domani, è un altro giorno: tutto può ancora succedere».

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