Ex torre Tintoretto, la Loggia riapre la partita: il progetto riparte

Per anni è stato il simbolo più concreto di una promessa rimasta sospesa: un rettangolo vuoto dietro le barriere giallo fluo, in via Lippi, dove un tempo svettava la torre Tintoretto. A San Polo ci si è abituati a guardarlo così, quel buco urbano: come se la storia fosse ormai finita lì. Invece no. Oggi quel vuoto torna ad essere un progetto.
La Loggia – dopo mesi di lavoro dietro le quinte – ha infatti (ri)avviato l’iter del procedimento propedeutico a rivedere la convenzione urbanistica firmata nel 2021 con la società proprietaria dell’area: Redo Sgr, che ha nel frattempo compiuto una metamorfosi societaria ed è stata ribattezzata Near Sgr. Un passaggio tecnico, certo. Ma prima ancora politico. Perché significa una cosa molto semplice: il progetto riparte.
Lo scoglio economico
Per chiarezza: non è ancora un accordo. Ma è il primo atto formale per rimettere in piedi l’operazione e trasformare l’area dell’ex grattacielo multicolor in un complesso di housing sociale con circa 270 alloggi, un target immobiliare di cui Brescia ha sempre più fame e che – proprio per questo – diventa insieme supporto sociale e risposta operativa a un’emergenza.

Il problema, come noto, sono i conti. Quando la convenzione venne firmata, nel 2021, l’operazione poggiava su parametri economici completamente diversi da quelli attuali: i prezzi dell’housing sociale erano stati fissati attorno ai 1.600 euro al metro quadrato per la vendita. Poi sono arrivati il caro materiali, l’impennata dei costi di costruzione e un mercato immobiliare che nel frattempo ha cambiato completamente passo. Oggi costruire costa molto di più, mentre i ricavi previsti dalla convenzione sono rimasti quelli.
Da qui lo squilibrio economico che la società proprietaria dell’area ha messo ufficialmente sul tavolo dell’Amministrazione comunale. Ed è proprio per verificare numeri e margini di sostenibilità che la Loggia ha deciso di avviare il procedimento di revisione della convenzione e convocare un tavolo tecnico formale. L’obiettivo, in sostanza, è analizzare un nuovo piano economico finanziario per capire a quali condizioni l’operazione può stare in piedi.
I punti fermi
I paletti della Loggia, però, restano. Il progetto dovrà rimanere dentro il perimetro dell’housing sociale, il che vuol dire niente edilizia libera e nessuna riduzione del numero di alloggi previsti: 270. È il punto politico che l’Amministrazione guidata da Laura Castelletti considera non negoziabile. A cambiare potrà essere semmai l’architettura, ossia il modo in cui quell’equilibrio economico viene costruito. Il mix percentuale tra appartamenti destinati alla vendita e quelli destinati all’affitto potrebbe essere ritoccato, così come i prezzi, che dovrebbero essere aggiornati ai parametri attuali dell’housing sociale.

In sostanza: un’operazione ricalibrata per tornare sostenibile senza snaturarne la funzione sociale dell’intervento. Sul tavolo ci sono anche altre ipotesi tecniche, come una realizzazione per fasi dell’intervento o modelli di affitto con riscatto. Tutte opzioni che verranno valutate nelle prossime settimane insieme alla nuova struttura societaria del fondo, composto oggi anche dall’ingresso delle cooperative, un dettaglio non di poco conto per la mission della Sgr. L’obiettivo di Palazzo Loggia e Sgr è arrivare entro l’estate a un’impalcatura definita che possa portare alla sottoscrizione della nuova convenzione urbanistica.
La visione politica
Dietro questa scelta c’è anche una valutazione più ampia. Il tema della casa è diventato uno dei dossier più complessi per tutte le amministrazioni locali. L’aumento dei canoni, la difficoltà di accesso alla proprietà e la crescente domanda di abitazioni a prezzi accessibili stanno mettendo sotto pressione molte città. In questo contesto, per i Comuni è spesso più semplice limitarsi a chiamare in causa Regione o Stato. Brescia lo ha fatto, ma non si è fermata lì. Negli ultimi anni l’Amministrazione Castelletti ha provato a costruire una risposta anche con gli strumenti che ha a disposizione.
In questo senso la vicenda della ex torre Tintoretto vale più del singolo intervento urbanistico. È uno dei tasselli con cui la Loggia prova a costruire una risposta a un’emergenza abitativa che riguarda ormai tutte le città. I risultati, naturalmente, si misurano solo quando i cantieri finiscono e le chiavi entrano nelle porte. E i cantieri, per definizione, hanno tempi lunghi. Ma per la prima volta dopo molto tempo, il finale del «telefilm a puntate» ex Tintoretto non sembra più così lontano.
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