Gli aumenti del prezzo del teleriscaldamento appaiono in gran parte «ingiustificati». «Nelle reti caratterizzate dall’utilizzo di fonti energetiche con bassi costi variabili (rifiuti e geotermico), all’incremento dei prezzi del servizio (tipicamente indicizzati alle quotazioni del gas) non è seguito un corrispondente aumento dei costi di produzione. La divaricazione tra il livello di costi e ricavi ha determinato una crescita significativa dei margini destinati alla remunerazione del capitale investito, con potenziali extraprofitti per gli operatori del settore». È quel che si legge nelle conclusioni dell’indagine Arera avviata lo scorso marzo che bacchetta gli operatori del teleriscaldamento: «problemi di equità», «incrementi ingiustificati», sistemi di calcolo «non congrui».
Arera propone anche una soluzione: introdurre «una regolazione cost reflective dei prezzi», definendo «criteri generali per la determinazione delle tariffe, comprensivi delle modalità di recupero dei costi di capitale e dei costi operativi. Una «proposta» che dovrà ora essere raccolta (o scartata) da Governo e Parlamento.



