Poverò Niccolò. Non fossero bastate le lame delle soldataglie di Gastone di Foix, che mozzandogli la lingua alle porte del Duomo Vecchio, nel 1512, gettarono le basi per l'infausto nomignolo: Tartaglia, appunto, in luogo del cognome Fontana.
Ad infierire sulla memoria dell'insigne matematico bresciano ci si è messa anche la mano di ignoti vandali: quelli che hanno imbrattato di vernice nera orbite oculari e viso della statua che affaccia su piazza Santa Maria in Calchera e su via Trieste. Il tutto a conferire all'austero scienziato un aspetto vagamente scimmiesco.
Le foto scattate al povero Niccolò hanno presto fatto il giro dei social. Ma non è la prima volta che l'imponente statua marmorea del matematico finisce al centro delle cronache. A volte nel bene, a volte - ahinoi, più spesso - nel male.
Nel marzo del 2014, al risveglio i bresciani se lo trovarono bendato nientemeno che da un reggiseno. Nel dicembre 2016 gli andò decisamente meglio: si tramutò magicamente in Babbo Tartaglia, con tanto di doni per i bresciani, berretto e sciarpa di lana rossa. Opera e merito di un'iniziativa di yarnbombing del collettivo The Sceem.
Senza contare le ingiurie del tempo (quando va bene) se non quelle inflitte da sconosciuti predatori: nella ricognizione delle mutilazioni patite da varie statue del centro, ad esempio, è emerso che il compasso che era del matematico è svanito nel nulla. E mai sostituito.
Ora da ultimo, l'imbrattamento della scorsa notte. Ma meglio fare attenzione: è notizia recente che un'app consente alle statue del centro di parlare. Chissà che quella di Tartaglia non abbia da rivelare anche il nome dei suoi imbrattatori...



