Superbonus, nel limbo un migliaio di cantieri e i condomini sono infuriati: «Ci sentiamo truffati»

Di pazienza ne hanno avuta, e parecchia: è durata tredici interminabili mesi di tira e molla, sorretti dal valzer delle incertezze che - nel frattempo - animava il dibattito politico a suon di ipotesi su proroghe, decreti tampone, emendamenti. E il risultato è questo: «Ci hanno promesso mari e monti, alla fine però a noi sono rimasti solo i danni. Passati, presenti e futuri». Le voci (demoralizzate) sono di una rappresentanza dei residenti del condominio Carducci, a Fiumicello, dove più che di superbonus si può parlare di supercaos.
È l’altro volto dell’operazione 110% che, scavalcato il 31 dicembre 2023 (l’anno dello spartiacque), ha lasciato in eredità un rosario di cantieri sospesi, con una mano d’opera appena accennata ma mai portata a termine. Rendendo ormai concreto il rischio, in alcuni casi, di rivelarsi una misura boomerang per le famiglie, costrette a sobbarcarsi i danni (materiali e non).
In sospeso
Per capire la penitenza che sta scontando chi è finito nel vortice delle imprese che si sono accaparrate gli incarichi, ma senza riuscire a rispettare la tabella di marcia prefissata (la scadenza prevedeva di aver realizzato i lavori entro il 31 dicembre), il caso Fiumicello è emblematico.
Non serve fidarsi del racconto delle famiglie: che il complesso condominiale di via Carolina Bevilacqua - un mastodonte a forma di L orizzontale suddiviso in 131 unità «sorrette» da un serpentone di attività commerciali - sia ostaggio di impalcature anestetizzate dal tempo e lavori deragliati su un binario morto, lo si vede a colpo d’occhio.

L’elenco delle seccature è lungo: le infiltrazioni sono (letteralmente) di casa e iniziano già dal portico: «Negli appartamenti che affacciano sul parco, dal secondo al quarto piano piove all’interno». I garage sono ormai inaccessibili da tredici mesi: «Ce li hanno fatti svuotare in fretta e furia nell’arco di cinque giorni e siamo ancora al punto di partenza. Molti hanno dovuto cercarne altri in affitto in zona, specie perché non sappiamo quando tutto questo finirà» raccontano i residenti. In tutto questo, le impalcature restano aggrappate su metà della superficie complessiva della facciata: buona parte dei balconi sono stati sgretolati mesi e mesi fa «ma mai risistemati e ora sono inutilizzabili. Tutto è abbandonato, le guaine sono state tolte ma mai sistemate e ci sono le tubazioni degli impianti elettrici danneggiati».
Così, l’ambiente è diventato confortevole per i topi. Anche per questo è già stata recapitata una diffida al responsabile del cantiere. E c’è anche chi è in difficoltà con la propria attività professionale: «Da oltre un anno ho una gru montata davanti all’ingresso del magazzino, al quale non posso accedere - racconta il titolare dell’impresa di impianti elettrici -. Questi danni chi li risarcisce? Qui non si è più fatto vivo nessuno, inclusa l’amministratrice che non risponde. Ci sentiamo truffati». A farle eco è una vicina: «Anche lo Stato non ha controllato nulla: com’è possibile?».
La fotografia
Il condominio Carducci si sta attrezzando per avviare una causa, ma quella di Fiumicello non è l’unica storia a cui è scivolato via il lieto fine tra le mani. La bussola è la banca dati Enea, incrociata con la fotografia scattata dall’Associazione costruttori di Brescia (Ance). Stando a queste ultime due ricognizioni, i casi analoghi tra città e provincia sfiorano il migliaio. In cifre, questo significa che a rimanere incastrato nel limbo c’è un tesoretto di lavori che «vale» circa 200 milioni di euro.
Il superbonus è stato sì un acceleratore importante per l’edilizia - che ha visto impennare le commesse - ma i ritardi accumulati in questa grande corsa (legati in parte al tilt normativo in cui per mesi è rimasta incagliata) sta portando anche all’avvio di una stagione di contenziosi tra condomini e imprese.
Non a caso, a novembre, il presidente dell’Ance di Brescia, Massimo Angelo Deldossi, aveva lanciato un appello chiaro, chiedendo «una proroga per gli interventi che dimostrino un concreto avanzamento del cantiere», perché a suo avviso questo avrebbe potuto risolvere «tutti questi problemi con un costo contenuto per le casse dello Stato, di gran lunga inferiore a quello del caos sociale ed economico che si determinerà lasciando invariata la scadenza a dicembre».
Per mesi, il rallentamento sugli interventi è stato causato dal blocco dei crediti fiscali relativi proprio ai lavori di ristrutturazione di interi palazzi. In altre parole, alcune imprese si sono trovate costrette a sospendere i cantieri per mancanza di liquidità e a lasciare in stand by l’intervento fino a... data da destinarsi.
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