«Sinceramente di fronte a un caso così delicato, considerando il rilievo mediatico che ha avuto e visto che alla richiesta del collega si sono aggiunte altre due richieste parallele con ulteriori elementi di prova, credo che la decisione dei colleghi possa essere compresa, se non condivisa». Lo dice al Corriere della Sera la procuratrice di Milano Francesca Nanni, commentando le decisioni del tribunale di Brescia sul processo Erba.
«Qui da noi - aggiunge - l'avvocato generale in base agli atti depositati ha ritenuto che non ci fossero elementi per la revisione. Io ho condiviso quella valutazione e continuo a condividerla, dopodiché leggo sui giornali che ci sarebbero altre prove nelle altre due istanze di revisione e né io né l'avvocato generale in questo caso possiamo valutare o decidere alcunché. Io ragiono davanti agli atti, non davanti a quel che leggo sui giornali».
Sulle presunte tensioni tra lei e il sostituto Cuno Tarfusser, Nanni osserva: «Io non mi sento minimamente in conflitto con il mio sostituto né vedo alcun conflitto all'interno dell'Ufficio che dirigo, e non intendo neppure commentare queste esternazioni che mi lasciano indifferente. Le angherie di cui parla non possono vedermi come responsabile, anche perché sono qui da meno di quattro anni. Però - sottolinea - la segnalazione disciplinare del collega è una cosa ben distinta dal merito della vicenda di Erba. Il problema è che secondo me con le sue azioni Tarfusser ha violato le norme interne all'Ufficio che si è dato una regola che lui non ha rispettato. E cioè: se si riceve un atto esterno, quell'atto deve essere assegnato in base ai criteri che ci siamo dati. La dico in un altro modo: gli avvocati non possono scegliersi il sostituto al quale depositare il proprio atto».
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